Bigio, dallo sguardo pudico delle suore a icona gay: storia di una discordia

Quando venne innalzato, il Vescovo scrisse a suore e preti di evitare piazza Vittoria per ragioni di decenza. Oggi, invece, la comunità gay bresciana si dice pronta a festeggiarlo non appena sarà riportato in piazza. Ecco la storia di una statua definita "una schifezza" dal suo stesso autore

Plastico di Piazza Vittoria, firmato Marcello Piacentini: del Bigio manco l'ombra

Una statua di 7,5 metri non passa certo inosservata, ancora di più se l'ipotesi prevede una sorta di piedistallo, e una locazione a dir poco centralissima come Piazza Vittoria a Brescia. Nascosta e dimenticata per una buona serie di lustri e decenni, la Giovinezza dell'Era Fascista, meglio conosciuta come Bigio, si è guadagnata un nuovo onore di cronache e cronache, anche oltre i confini locali, non appena l'idea di rivederla nella citata piazza ha preso forma concreta. Tanto che, in pieno avvicendarsi della campagna elettoral-comunale, l'assessore Mario Labolani troppo sicuro già ne aveva annunciato la sua reinstallazione addirittura prima del 25 Aprile. Una Festa della Liberazione che ha preso dunque toni più accesi del solito, ma fino a qui niente di strano, se non per gli attacchi diretti al l'ipotesi di un ritorno del Bigio: fischi garantiti al sindaco Paroli, urla dirette agli assessori Labolani e Arcai, un folto gruppetto (e di tutte le età) che al discorso del primo cittadino ha voltato le spalle, così come suggeriva un volantino. "Ci auguriamo che ne' questa ne' la prossima amministrazione mai si permettano di rimettere il Bigio in piazza - ci hanno raccontato dalla Rete Antifascista Bresciana - sarebbe un affronto clamoroso a tutta la città, Medaglia d'Argento per la Resistenza".

Ma se ne è discusso anche fuori del Belpaese: "Come l'odore stantio di uno spogliatoio dove non si cambia l'aria, la puzza di fascismo si ripresenta di continuo. [...] A 250 metri dal luogo dove il 28 maggio 1974 una bomba neofascista causò 8 morti e 100 feriti, il consiglio comunale di Brescia vuole ripristinare una scultura monumentale che ha un nome inquietante, Era Fascista". L'autore e' un certo James Waltson, professore all'American University di Roma e che di problemi non ne ha. Nel suo pezzo, pubblicato in Italia su Internazionale del 12 aprile 2013, si parla infatti di "anticorpi deboli" ma anche di "mandanti". "L'idea - continua Waltson - di rimettere il Bigio al suo posto è venuta a due consiglieri [...] che in passato hanno fatto parte dell'estrema destra. Sono Mario Labolani, che ha cominciato la sua carriera politica nella sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano, e Andrea Arcai, figlio del giudice che ha condotto la prima indagine sulla bomba del 1974".

La polemica viene facile, l'ANPI ne ha fatta una battaglia che da anni non si vedeva, in molti hanno teorizzato la novella del "fascista dietro l'angolo", complici anche le sedi di recente apertura intestate a Forza Nuova e CasaPound. Primo passo indietro, ed è storico: Piazza Vittoria è stata progettata dall'architetto, fascista per forza, Marcello Piacentini (quello dell'EUR di Roma e della Saffi di Forlì), e nel progetto originario del Bigio manco l'ombra. "Nelle opere proposte dal Piacentini non c'è traccia del Bigio", ha scritto l'esperta d'arte MariaTeresa Martini, "quando anche nel progetto EUR gli spazi in cui inserire le statue sono evidenti". La statua venne invece pensata e realizzata dallo scultore Arturo Dazzi, per un compenso (pagato dal Comune di allora) di circa 300mila lire: pronto nel 1932, il Biancone (altro nome diffuso) venne eretto tra i plausi del Benito Mussolini, quale celebrazione della rivoluzione fascista.

Doppio punto che va in antitesi con i difensori della data proposta: nessuna statua per richiamare all'ordine nessun fasto della piazza originaria, è stata messa dopo, nessun richiamo alla osannata rivoluzione che piace alla storia revisionista, perchè vera rivoluzione non c'è mai stata. "Ma quale rivoluzione - ha infatti ricordato lo storico Giulio Toffoli nel corso di un convegno organizzato dal Centro Buonarroti alla vigilia del 25 Aprile bresciano - La storia non sbaglia, il fascismo fu tutto tranne che rivoluzione. L'investitura fu borghese, quasi un Governo di responsabilità nazionale, con il supporto di industriali e burocrati, piccoli borghesi e Chiesa, ed è inutile che i neofascisti parlino di tradimento. Come gli hanno dato la sedia, poi gliel'hanno tolta". Il discorso poi si sposta ovviamente su Brescia, rea di "un'iconoclastia particolare", anziché distrutto, il Bigio, simbolo fascista, "è stato inscatolato". E adesso, dopo 70 anni, "rischiamo di trovarcelo ancora in  piazza, allla modica cifra di 460mila euro".

Sul tema del lavoro all'italiana torna anche James Waltson: "Dopo la guerra, come d'abitudine, l'Italia ha fatto le pulizie di Pasqua molto sommarie, nascondendo la sua polvere politica sotto il tappeto". Ma allora, povero Bigio? Macchè, perfino il Dazzi 'invecchiato' l'ha definito "una schifezza" e quelli che allora osarono paragonarlo al David fiorentino non esitarono poi, pochi anni dopo, ad autodefinire le proprie dichiarazioni come "bestemmie artistiche", figlie forse di un opprimente regime. Secondo passo indietro, rispetto a prima un po' più avanti. Un articolo del BresciaOggi, datato 2010, ripercorre la storia del Biancone, con precisione e ironia: dal vescovo Gaggia che vedendo gli attributi del detto Bigio scrisse una lettera "a suore e preti, affinché evitassero Piazza Vittoria se non per ragioni inerenti al loro ministero", fino alla locale comunità gay che annunciava dunque di averlo eletto a propria icona, promettendo addirittura "di organizzare una grande festa non appena fosse tornato al suo posto".

Che dire, c'è davvero di tutto, a ognuno la sua personale interpretazione. Di certo molto è stato gonfiato dalla pressante campagna elettorale, come è solito nel nostro Belpaese: ne è forse dimostrazione anche il gran Governo all'europea, GroBe Koalition e tutti amici come prima, più di prima. Spazio proposte, per concludere, richiamando per l'ultima volta (promesso!) l'ormai caro Waltson, non va però dimenticato che "la proposta di rimettere il Bigio in Piazza Vittoria l'aveva già avanzata nel 2007 l'allora sindaco, Paolo Corsini dell'attuale PD". Detto questo, come già chiedeva la defunta moglie del defunto Dazzi, perchè non riportare la statua nei pressi del museo a lui dedicato? Oppure, giusto per fare una piccola provocazione, perchè non lasciare il Bigio nel cassettone, visto il casino non sia mai che porti pure sfiga, e magari, poco dopo la riapertura del Capitolium, ripensare alla bella ed eterna Vittoria Alata? Va bene tutto, ma i problemi sono altri.

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