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La vicina di casa del killer: "Uno sguardo da maniaco, era ossessionato dalle donne"

La testimonianza di Monica, amica della vittima e vicina di casa di Andrea Pavarini, il 32enne che ha confessato di aver ucciso Francesca Fantoni.

In paese lo vedevano spesso, al bar come in piazza, ma nessuno pare mai averlo conosciuto davvero. Solitario e schivo, in molti lo evitavano, fin dai tempi della scuola. Questo il profilo di Andrea Pavarini, il 32enne di Bedizzole che ha confessato di aver ucciso Francesca Fantoni, al culmine di una lite i cui motivi sono ancora avvolti nel mistero.

“Ti guardava con uno sguardo da maniaco  - racconta Monica, vicina di casa del killer oltre che amica della vittima -. Abitando vicino a lui, lo incrociavo spesso: ha anche tentato di avvicinarmi più volte, ma ho sempre evitato di parlarci. Non lo salutavo nemmeno per il timore che mi incuteva. Era ossessionato dalle donne e un po’ tutti sapevano com’era”.

Scambiare qualche parola con lui era difficile, raccontano in uno dei tanti bar del centro di Bedizzole che il 32enne, padre di un bimbo di tre mesi, frequentava. “Cercava sempre di attaccare briga con tutti - ricorda il barista - e minacciava spesso i clienti: ma erano solo parole, perché non l’ho mai visto mettere le mani addosso a qualcuno.” 

"Non lo conosco bene, ma una volta si è presentato a casa di mio zio, dicendo che aveva bisogno di lavorare: ha insistito per tagliare la siepe e lui lo ha aiutato affifandogli il lavoro - ricorda un giovane avventore del bar -. Poi le cose non sono andate benissimo: quando mio zio gli ha fatto notare che il lavoro non era stato fatto bene lui ha perso le staffe".

Ad ascoltare le varie testimonianze in paese, sembra emergere la figura di una persona problematica, che covava in sé un'aggressività sempre pronta esplodere. E non solo negli ultimi tempi, ma fin dai tempi della scuola, come ci racconta una compagna di classe: "In un paio di occasioni ha minacciato pesantemente l'intera classe. Aveva sempre lo sguardo fisso nel vuoto e noi cercavamo di evitarlo".

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