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La truffa dei finti autovelox: scatoloni “vuoti” a 3000 euro l’uno

Il servizio de Le Iene smaschera definitivamente la truffa dei finti autovelox, gli scatoloni arancioni che valgono come dissuasori di velocità. Il ministro Lupi: "Sono illegali". E la truffa è partita, guarda un po', da Brescia

Ci è voluto un servizio delle Iene per fare chiarezza su quegli ‘aggeggi’ spesso arancioni, messi in parte alla strada e alla carreggiata. Speed Check i più diffusi, Velo Ok gli ultimi arrivati: autovelox ‘vuoti’ dal ruolo dissuasivo, acquistati in lungo e in largo dai Comuni italiani, chissà perché soprattutto al Nord.

Si vedono a Brescia, in provincia, sui laghi: dissuasori a prima vista elettronici ma che invece sono solo una scatola vuota, in cui (in teoria) ci sarebbe comunque lo spazio per ‘inserirvi’ un autovelox mobile, o temporaneo dir si voglia.

Il Ministero dei Trasporti in realtà aveva già diffidato le municipalità italiane dall’investire migliaia (o addirittura decine di migliaia) di euro per l’acquisto dei dissuasori: a conti fatti, forse era meglio farci un dosso, o metterci un cartello. Adesso il parere del ministro Lupi è ben più chiaro: “Non sono in regola, e possono anche costituire un pericolo”.

La trasmissione di Italia Uno è andata più a fondo: ci sono ditte che a costruirli da zero chiedono meno di 200 euro. Invece, quelli riferibili alla ditta che praticamente ha il monopolio, vengono regolarmente acquistati dai Comuni alla bellezza di 3000 euro ciascuno.

La solita storia italiana, in cui a pensar male si fa peccato ma poi, purtroppo, si ha ragione. Nemmeno i giornalisti de Le Iene però sono riusciti a risalire all’origine, all’azienda che detiene il controllo della produzione, e che si ‘becca’ i soldi pubblici che i Comuni stupidamente investono.

Per dovere di cronaca, l’azienda in questione fa riferimento ad una serie di ‘scatole cinesi’: prima uno studio di commercialisti di Brescia, poi un appartamentino in Via Spalti San Marco, in città, poi una fiduciaria, nella zona di Brescia Due.

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