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Asfalto sui sampietrini: la polemica si sposta in via Trieste

Corso Magenta ha fatto gridare allo scempio, ma non è immune dall'invasione d'asfalto anche via Trieste, che nel tratto iniziale ha assunto le sembianze di una coperta patchwork

“La vita del Sindaco non è facile soprattutto quando si legge la stampa locale.” Emilio Del Bono, 27 giugno 2015. Questo è l’incipit del post, corredato da una suggestiva istantanea di un tramonto in Versilia, in cui il primo cittadino di Brescia comunicava, mezzo Facebook, la sua indignazione per la troppa attenzione data dalla stampa locale alle proteste per l’asfaltatura dl Corso Magenta. Una soluzione che, a detta della Loggia, è provvisoria. Quando ci saranno le risorse il porfido tornerà a splendere, scrivono e dicono. O meglio, ne verrà posato del nuovo, visto che la colata di bitume, fa sapere chi se n’intende (la Soprintendenza), ha rovinato irrimediabilmente il lastricato sottostante.

A complicare la vita del Sindaco ci si mettono, ora, i commercianti e i residenti di via Trieste, che da qualche giorno ha assunto le sembianza di una coperta patchwork. L’intervento nel tratto iniziale della strada, da piazza Tebaldo Brusato all’incrocio con il vicolo Gambara, è meno invasivo e più puntiglioso rispetto a quello effettuato in corso Magenta. L’asfalto è stato versato solo in alcuni punti, cioè dove le pietre si erano staccate e si erano formate le buche. Per evitare lo stacco cromatico, dal grigio del porfido al nero del bitume, sulle toppe d’asfalto è stata versata della polvere di cemento, nella speranza che il rattoppo desse meno nell’occhio. Per realizzare l’opera la strada è chiusa al traffico fino al 3 luglio.

Tutti contenti del nuovo e più sicuro manto stradale? Macché. Su Facebook, immancabilmente, si è scatenata l’ennesima polemica al grido di: “Via Trieste che non vorrei”. Un giretto nella strada fa capire che le chiacchiere da social hanno lo stesso tono e gli stessi contenuti di quelle da bar.

Rudy Gonzini, titolare dell’Art Coffee, è sul piede di guerra e ha addirittura pensato di chiedere un indennizzo per i giorni in cui è stata chiusa la strada: “Questa via ha già tanti problemi. Ogni sabato sera deve fare i conti con la movida di adolescenti ubriachi e le loro bravate. Con questa ultimo geniale intervento l’hanno proprio uccisa. Al di là dell’aspetto orribile, al primo temporale le pezze d’asfalto che hanno messo si staccano tutte. Piuttosto che fare una cosa del genere era meglio lasciare tutto come prima. Anche perché abbiamo subito parecchi disagi. Quando sono venuti a mettere la polvere di cemento io ho dovuto chiudere il bar perché c’era polvere e sporco ovunque. Con il divieto di transito delle macchine, inoltre, la clientela è ulteriormente diminuita.”

Poco più in là dal portone di uno dei palazzi storici della via esce una signora sulla cinquantina. è appena tornata dalle vacanze e non è affatto contenta del nuovo look della strada su cui si affacciano le sue finestre. “Vederla così è uno strazio” tuona a voce alta, e suggerisce: “I nostri amministratori vadano a farsi un giro nelle altre città d’Italia, per esempio a Lecce. Io ci sono appena stata e il centro storico è tutto lastricato di pietre ottimamente mantenute. Mi chiedo a chi possa essere venuta un’idea del genere. Questa via, come Corso Magenta e via Musei, è una delle strade storiche della città, ci vorrebbe più riguardo.”

Anche lei, poi, ci tiene ad illustrare l’altro problema che “degrada” la zona: le tracce lasciate dal passaggio serale di carovane di adolescenti: “Ogni domenica mattina raccogliamo bicchieri e coppette del gelato lasciate sui davanzali delle nostre finestre. Non so quante volte avremo ritinteggiato i muri esterni per togliere le scritte fatte con lo bombolette. Per non parlare dei ripetuti danni fatti alla statua di Niccolò Tartaglia; gli avranno mozzato almeno tre volte la mano che regge il compasso.”

Abbassando lo sguardo per fissare l’asfalto ai nostri piedi, passato l’incrocio con vicolo Gambara, si assiste al felice ritorno del porfido lindo e ben tenuto (è stato infatti appena rifatto). Ma il sollievo visivo dura solo 500 metri. Poi, come un ever green, tornano le buche che obbligano pedoni e ciclisti allo slalom selvaggio.

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