Cronaca

Bruxelles, arrestato presunto jihadista legato a Brescia

Mercoledì la polizia tedesca ha arrestato a Giessen un cittadino marocchino di 28 anni: nel suo telefono messaggi collegati a uno dei kamikaze degli attentati in Belgio

Il vagone della metropolitana di Bruxelles distrutto

Potrebbe esserci un sottile fil rouge che collega Brescia alle stragi di Parigi e Bruxelles. Un filo rosso quasi invisibile che ha un nome, cognome e un viso: Mohammed Lahlaoui, 28 anni cittadino marocchino. Il settimanale tedesco Der Spiegel nella giornata di venerdì ha battuto la notizia dell'arresto di due presunti jihadisti — Lahlaoui e Samir E. — risultati in contatto con i fratelli El Bakraoui, terroristi del commando di Bruxelles.

Lahlaoui, nato in Marocco nel 1987, era entrato in Italia poco più che ventenne. La sua fedina penale è costellata di precedenti per stupefacenti, reati contro il patrimonio e la persona. Per lo più ha vissuto in Valsabbia. Più precisamente a Vestone e Nozza. Anni dentro e fuori dal carcere poi l'espulsione dall'Italia, seguita da un trasferimento in Germania, dove ha arricchito il proprio curriculum criminale.

L'arresto è avvenuto per puro caso, come sottolinea l'emittente Ard. Mercoledì sera la polizia tedesca ha fermato il giovane a Giessen, città a settanta chilometri da Francoforte. Durante gli accertamenti sono emersi i suoi precedenti penali sia in Italia che in Germania, facendo scattare il divieto di rientrare nell'area Schengen. In seguito gli agenti hanno passato sotto la lente d'ingrandimento il suo cellulare dove sarebbero stati trovati alcuni potenziali legami con l'organizzazione che ha messo in atto gli attentati a Bruxelles. Nello specifico sarebbero emersi due sms risalenti a martedì mattina — giornata in cui si sono verificati gli attentati di Bruxelles. Nel primo veniva citato Khalid El Bakraoui, uno dei due fratelli kamikaze, mentre in un altro era presente la parola «fin». Quest'ultimo sarebbe stato inviato alle 9.08, poco prima che Khalid si facesse esplodere (9.11). 

La seconda persona arrestata in Germania, invece, era già indagata. Per lui — Samir E. — è scattato il fermo in quanto «preparava un grave atto di violenza contro lo Stato», come ha dichiarato la polizia tedesca. Non solo: era già stato fermato dalle autorità turche al confine con la Siria a metà 2015.

Sul caso Lahlaoui sta indagando la Staatschuz, sezione della polizia paragonabile alla Digos Italiana. Anche la procura generale federale ha esaminato il caso, ma finora non lo ha preso in consegna. Ciò non è avvenuto — ha precisato un portavoce della procura generale — perché fino ad ora non è emerso un legame operativo con la Germania. 

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