Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

False fatture e truffa allo Stato per i fondi Covid: 17 arresti, sequestri per 2,5 milioni

L'indagine coordinata dalla Procura ha coinvolto più di 150 militari

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Vicenza e la Squadra Mobile della Questura di Vicenza hanno disposto 17 misure cautelari – tra cui 9 in custodia cautelare in carcere, 2 arresti domiciliari e 6 obbligo di firma - nei confronti di un'associazione a delinquere. La misura è stata emessa per i reati di emissione di fatture false e truffa allo stato per contributi Covid.L’indagine, coordinata dalla Procura, ha coinvolto oltre 150 agenti tra le province di Vicenza, Padova, Brescia e Milano.

I nomi dei 17 arrestati

Le misure sono state emesse nei confronti di Mirko Ghitti, Chiara Andrighetto, Enrico Ghitti, Vincenzo Liuzza, Luigi Picinelli, Luca Lamberti, Alberto Andrighetto, Alessandro Bertocchi, Emanuele Canzonieri (custodia cautelare in carcere), Nicoletta Gallo, Mariangela Machina (arresti domiciliari) Roberto Tenca, Giorgio Bertelli, Enzo Guidetti, Sergio Gallon, Angiolino Piceni, Massimiliano Di Pilato (obbligo di firma). Le misure sono state disposte con l’accusa di emissione di fatture per operazioni inesistenti, all’uso di fatture per operazioni inesistenti nelle dichiarazioni dell’Iva e truffa ai danni dello Stato, oltre a detenzione di armi da fuoco (riferito a Mirko Ghitti, Chiara Andrighetto, Enrico Ghitti) e delitto di tentata estorsione aggravata (nei confronti di Mirko Ghitti e Luca Lamberti) . La banda criminale avrebbe inoltre usufruito di finanziamenti statali destinati all’emergenza Covid-19.

Come funzionava la frode

Il complesso meccanismo fraudolento è emerso da un’articolata attività di indagine grazie a intercettazioni telefoniche, esami di acquisizione contabile e relativa documentazione, e con appostamenti e pedinamenti. 
Al vertice dell’organizzazione criminale Mirko Ghitti e Chiara Andrighetto, una coppia residente in provincia di Padova ma con sede operativa a Torri del Quartesolo, provincia di Vicenza. I coniugi avrebbero costituito una serie di società denominate “cartiera”, prive di dipendenti e di magazzino e amministrate da persone interposte, dalle quali emettevano fatture per operazioni inesistenti. Da queste avrebbero creato altre società, dislocate in alcune province della Lombardia tra cui Brescia e Milano, che avrebbero usato per ottenere detrazioni di imposta grazie alle fatture emesse dalle imprese “cartiere”. Infine, avrebbero costituito altre società che avevano il ruolo di “bare fiscali”, prive anch’esse di struttura aziendale, attraverso le quali avrebbero accumulato i debiti con l’erario fino alla liquidazione e al fallimento, consentendo alle “cartiere” di eludere gli uffici fiscali e di proseguire l’attività illecita.  

Il Gip del Tribunale di Vicenza ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di nove società per un ammontare di oltre 2,5 milioni di euro. 
 

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