Spaccio di droga, blitz della Polizia di Stato: arresti in tutta la città

Nei guai 14 pusher che spacciavano in stazione e in due parchi cittadini.

Fin dalle prime luci dell'alba di mercoledì  sono state eseguite 14 misure cautelari nei confronti di un gruppo di persone indiziate, a vario titolo, di traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di droga. L'operazione, denominata “Costumers”, è stata condotta dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Brescia. Per 5 pusher si sono aperte le porte del carcere, mentre 9 sono stati sottoposti al divieto di dimora in città.

Le indagini hanno ricostruito un vasto fenomeno di spaccio di sostanze stupefacenti, che coinvolgeva 11 cittadini tunisini, un marocchino e due donne italiane. Le piazze di spaccio erano principalmente il parco Gallo e il parco Pescheto. L’attività investigativa è nata dal tentato omicidio di un cittadino tunisino, con precedenti per traffico di sostanze stupefacenti: nel settembre del 2008 venne raggiunto da un colpo di arma da fuoco. Come poi accertato, l’aggressione era  un regolamento di conti dovuto ai dissapori maturati nell’ambito della rete del traffico di stupefacenti. 

Pusher pericolosi e spregiudicati, dunque: per portare avanti il loro business illecito approfittavano anche di permessi premio, periodi di affidamento in prova e di altri benefici violando pregressi regimi cautelari.

Durante l'attività investigativa, i poliziotti hanno accertato 478 cessioni di droga (hashish, cocaina ed eroina), avvenute nelle zone vicine alla Stazione, al parco Gallo e al parco Pescheto di Brescia.

La “bestia” e il “bambino”

Si segnalano poi due “personaggi” che ruotavano intorno al racket: il primo era soprannominato “La bestia”: si era recato a Brescia per acquistare dello stupefacente, dopo essersi preventivamente accordato con i tunisini. Nessun incontro di persona, però. L'acquirente era stato guidato, tramite una videochiamata whatsapp, nel luogo dove era stata nascosta la sostanza:  un buco scavato nei pressi di un albero e coperto da un grosso sasso.

Il secondo era soprannominato “Il bambino”, a causa del fatto che si lamentava spesso della qualità dello stupefacente che acquistava, tanto da chiedere più volte il rimborso di quanto pagato.

Nei confronti di altri componenti del gruppo di tunisini sono state provate, come detto, numerose cessioni di stupefacenti di diversa tipologia. In alcuni casi sono stati accertati dei contatti abitudinari tra gli spacciatori e gli acquirenti, tanto che alcuni si recavano, previo contatto telefoni, almeno due volte al mese per acquistare la cocaina. Curiosamente, in un caso, le dosi non sono state acquistate tramite scambio di denaro, ma attraverso il baratto di una vera e propria vasca da bagno, caricata direttamente in un furgone utilizzato dal gruppo di spacciatori.
 

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