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Sesana, direttore Arpa: «Caffaro? Tra 50 anni ancora in questa situazione»

Intervento del direttore dell'Arpa di Brescia a Radio Popolare, che ha parlato delle criticità ambientali della nostra città, partendo dal caso Caffaro, fino alla questione Ilva, e ai mille dubbi nati con la recente cronaca di Taranto

Sul Pcb la scienza è in ritardo. E' un composto recalcitrante e non sappiamo come distruggerlo nel terreno. O ci aiutano la scienza e la tecnologia, o il problema non si risolve.

Così il direttore del dipartimento Arpa di Brescia, Giulio Sesana, ieri mattina ai microfoni di Radio Popolare.

 
Nella trasmissione di informazione regionale "Localmente Mosso" il direttore dell'Arpa ha discusso per più di mezz'ora la denuncia presentata dallo storico dell'ambiente Marino Ruzzenenti (anch'egli in linea a illustrare il suo studio) dal titolo "Ci sarà un giudice a Brescia?", graffiante dossier che istituisce un confronto tra la situazione dell'ambiente a Brescia e a Taranto, confronto in cui Brescia pare uscire peggio della città che ospita l'Ilva. 
 
E mentre ieri mattina a Taranto gli operai dell'Ilva occupavano le strade, su Radio Popolare il dott. Giulio Sesana ha definito "in parte condivisibile" il ragionamento del prof. Ruzzenenti ("Brescia peggio di Taranto", ndr):  "Marino Ruzzenenti ha fatto un ragionamento su assunti condivisibili, anche se le due posizioni (di Brescia e Taranto, ndr) non si possono confrontare tout-court". 
Il direttore Arpa ha poi invitato alla prudenza: " Bisogna avere grande serie di numeri per capire che cosa sta succedendo. Occorre avere grande pacatezza, e Ruzzenenti l'ha dimostrato, e grande attenzione a tutti gli elementi. Raccogliendo tutti i parametri in modo che si possa arrivare a capire con chiarezza che fare sul passato e che fare sul presente. E' vero però che Brescia ha un grave problema dato dall'inquinamento storico dell'industria chimica e dalla metallurgia". 
 
"Va bene l'invito alla prudenza. In questi giorni però a Taranto si contabilizzano i danni dell'Ilva in numeri di morti - ha precisato uno dei direttori di Radio Popolare, Massimo Bacchetta -: A Brescia rischiamo di trovarci nella stessa situazione?"
 
Ha risposto Marino Ruzzenenti: "Gli studi epidemiologici hanno dimostrato che e ffetti sulla salute ci sono, anche se a Brescia emerge in maniera meno chiara rispetto a Taranto perché Brescia è nella pianura padana, dove l'aria ristagna, e c'è un inquinamento diffuso. A Taranto invece la mortalità di chi vive vicino all'Ilva è confrontata con la popolazione che vive nella campagna pugliese, e il risultato è molto più netto. Comunque basterebbe ricordare che sostanze come Pcb, diossine, benzopirene, metalli pesanti, sono dannose sulla salute e cancerogene. Nel momento in cui sono nell'ambiente, e circolano nel sangue delle persone è inevitabile che poi ci siano effetti negativi anche sulla salute. Non è possibile pensare che i bresciani siano immuni all'inquinamento, i bresciani sono come i tarantini".

Dopo aver ricordato le difficoltà della bonifica dell'area Caffaro, a una domanda secca del conduttore ("Quanti anni ci vogliono  perché la situazione a Brescia migliori?") il direttore Giulio Sesana ha risposto così: "Alcune bonifiche si possono risolvere a breve. Per la Caffaro è chiaro che se la situazione è questa, tra cinquant'anni siamo ancora in questa situazione".

Si ringraziano Andrea Tornago e Radio Popolare per il prezioso contributo

 

 

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