I migranti in città, tra gli stereotipi dei media e voglia di cittadinanza

'Immigrazioni e contesti locali', il nuovo Annuario del Centro Iniziative e Ricerche sulle Migrazioni, per capire e analizzare un fenomeno naturale e allo stesso tempo fondante della nuova e moderna società

Fare luce sulla reale vita degli uomini, scriveva Carlo Marx nella prefazione al celebre ‘Il Capitale’, perché non si può prescindere dalla società che ci circonda, da tutte le sue dinamiche sociali ed economiche. Ecco il parlare di immigrazione come fenomeno naturale, ma allo stesso tempo legato alle necessità del lavoro e dell’economia, mentre i dati Caritas confermano Brescia e la Lombardia come le zone a più alta densità migratoria, in fondo lo sappiamo bene di essere il centro economico della bell’Italia. All’Università Cattolica, la settimana scorsa, è stato presentato il nuovo Annuario CIRMIB del Centro di Iniziative e Ricerche sulle Migrazioni di Brescia, ‘Immigrazione e contesti locali’, curato a quattro mani da Elena Besozzi e Maddalena Colombo in collaborazione con Emanuela Rinaldi, Maria Elena Comune, Alberto Guariso, Ilaria Zacheo, Francesca Cavasola, Federica Avigo, Chiara Cavagnini, Chiara Marchina, Bianca Frigoli e Noemi Bonardi.

Una fotografia attuale (ma anche in divenire) di quella che è la situazione migratoria bresciana, proprio nel momento in cui le cose sono un po’ cambiate, la crisi d’Occidente non è una sciocchezza, nel pieno di “una trasformazione dell’incremento della popolazione immigrata, una nuova fase del fenomeno migratorio”, cercando sempre di tenere gli occhi sul mondo, dalla ‘primavera araba’ agli intensi flussi dai Paesi che si affacciano dalla sponda più lontana del Mediterraneo, e provare a cogliere (grazie anche ai dati ORIM) “la reale portata, quantitativa e qualitativa, del fenomeno migratorio”. Qualche elemento? Il numero di stranieri a Brescia e Provincia è passato da 60mila del gennaio 2001 a 203mila del luglio 2011, mantenendo così “il secondo posto tra le Province lombarde dietro quella di Milano”. Il Comune di Brescia, con quasi 37mila unità, accoglie il 21,6% del totale degli stranieri residenti in Provincia, è la città “ad essere al centro delle strategie e delle dinamiche di trasformazione del tessuto sia economico che produttivo, sia culturale che simbolico”.

Negli ultimi due anni si registra poi il ‘sorpasso’ dei provenienti dalla Romania sul Marocco, seguiti da Albania, India, Pakistan e Senegal, con variazioni incrementali che vanno dal +34% degli stranieri in arrivo dalla Moldavia, +37% dal Kosovo, +14% da Pakistan e Ucraina, con flussi più stabilizzati come India e Marocco, Senegal o Cina. Una popolazione giovane, in Lombardia i minori sono il 24,2% della popolazione straniera residente in Regione, a Brescia gli under 34 sono quasi il 50%, e poi l’arrivo delle cosiddette ‘seconde generazioni’, quando ormai i nati in Italia da almeno un genitore straniero sfiorano i 105mila nel 2010, quasi un quinto sul totale delle nascite, e allora bisogna rendersi conto della fase “oltremodo delicata che stanno attraversando i percorsi di integrazione delle nuove generazioni di stranieri, nate e cresciute in un territorio che considerano a tutti gli effetti elettivo e fonte di appartenenza”.

Questa la crisi nella crisi, la crisi della cittadinanza di oggi “che significa anche crisi di integrazione”, e un po’ ci hanno pensato i media “nel produrre e rinforzare stereotipi discriminatori” che possono così minare “quel delicato equilibrio tra inclusione ed esclusione, universalismo e riconoscimento delle differenze su cui ha trovato fondamento l’idea moderna di cittadinanza”. Proprio la cittadinanza diventa “uno dei luoghi principali di confronto e di contesa, sulla sovranità e l’identità”, insomma a volte sono più ‘padani’ i ragazzi delle seconde generazioni di quanto invece lo siamo davvero noi, che ci crediamo bresciani.

Il futuro passa da qui, la storia non si ferma, forse può solo rallentare: prendendo in considerazione gli ultimi dati MIUR su tutti gli ordini scolastici in Lombardia ecco Brescia con quasi 31mila alunni con cittadinanza non italiana, dietro solo a Milano (65mila) e davanti a Bergamo (21mila), senza dimenticarci della crescita delle aziende e imprese con un cognome non italiano, soprattutto nei settori dell’industria e delle costruzioni (32% del totale) oppure del commercio e della ristorazione (38%). A fronte di una schiera di lavoratori dipendenti che, se assunti regolarmente, pagano le tasse, l’Irpef e l’INPS, anche se “la condizione lavorativa degli immigrati mostra il segno, in questi ultimi anni, della crisi economica più generale”, e ancora (in maniera decisamente dialettica) va riconosciuto che “le condizioni di vita e di lavoro sono cruciali per delineare complessivamente la situazione della popolazione straniera, e le sue possibilità di integrazione e partecipazione al contesto di vita”.

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Nel complesso però stiamo assistendo a “un miglioramento graduale degli stili di vita”, mentre “l’irregolarità appare come un fenomeno in calo” e, con un po’ di sorpresa, possiamo scoprire che “le donne migranti a Brescia e Provincia mostrano livelli di integrazione maggiore rispetto agli uomini”, anche se la strada è ancora lunga, ed è ancora piena di ostacoli. Perfino sul diritto d’asilo, ad oggi in Italia “non esiste una legge organica” su un diritto di questo tipo, quando “sarebbe necessario, ai richiedenti protezione internazionale, l’accesso a un sistema strutturato e funzionale per la loro protezione, assistenza e integrazione”. Basta fare un passo indietro, forse neanche un secolo fa, quando gli immigrati eravamo noi.

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