Stop alle anguille sul Garda: "Contaminato in eterno da Pcb e diossine"

Le dichiarazioni shock dell'ambientalista Marino Ruzzenenti, a pochi giorni dal rinnovo del divieto di pesca all'anguilla sul Garda: "Pcb e diossine sono indistruttibili, il lago sarà contaminato per sempre"

Il Pcb e le diossine sono “inquinanti indistruttibili, rimangono per sempre”. Tanto più sui fondali dell'acqua: e dunque il divieto di pesca all'anguilla appena rinnovato – e per cinque anni consecutivi – potrebbe essere davvero eterno. Niente più anguille del Garda, non per oggi e non per domani: ma per tutta l'eternità.

Sono queste le rivelazioni 'shock' dello storico ambientalista bresciano Marino Ruzzenenti – già noto ai più per aver scoperchiato il caso Caffaro – e che già tempo fa si era espresso sulla condizione critica delle acque del Benaco. Ora lo fa con una dichiarazione che ha del definitivo, riportata in un'intervista pubblicata sul quotidiano trentino L'Adige.

Tutto cominciò dalle centrali idroelettriche a 'monte' del Garda. Centrali in cui si utilizzava in grandi quantità l'olio al Pcb, “un olio infiammabile e isolante che stabilizzava i trasformatori, impedendo che scoppiassero, che andassero in corto circuito”. Quantitativi ingenti, e per quasi 50 anni, dagli anni '30 al 1984 sicuro – l'anno in cui il Pcb fu vietato – e poi qualche refluo successivo, visto che in Italia non tutti i divieti si applicano sempre alla lettera.

Ma non solo le centrali elettriche usavano oli 'contaminati': oltre a loro anche l'industria pesante e siderurgica, le acciaierie delle valli, le industrie chimiche. “Non possiamo nemmeno immaginare – continua Ruzzenenti – quante tonnellate di Pcb e diossine siano finite in fondo sul Garda”.

Ecco, il fondale: il posto prediletto o quasi dalle pregiate anguille gardesane. E il rischio è più che concreto: le anguille del lago potrebbero rimanere contaminate per sempre, perché “Pcb e diossine sono indistruttibili”. Niente più anguille sulla tavola, e questo è quanto.

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