L'amianto sui capannoni fa paura: due indagati per disastro ambientale

Novità nell’inchiesta che riguarda l’amianto sui tetti di un capannone di Castelli Caleppio: anche la responsabile del servizio ambientale del Comune orobico sarebbe finita nel registro degli indagati.

Detriti di amianto scagliati nei terreni adiacenti dal vento e parecchia preoccupazione per la probabile presenza nell’atmosfera di fibre cancerogene. Da anni i residenti di Palazzolo, come quelli di Caleppio, fanno i conti con un'emergenza ambientale: le lastre d’amianto ancora presenti sul tetto di due capannoni di un'impresa edile situati al confine tra i due paesi. Un pericolo persistente e mobile, dato che le particelle si muovono nell’aria .

Una questione finita sui tavoli della procura di Brescia, che ha aperto un’inchiesta. Nel registro degli indagati oltre a Luigi Fratus, e alla figlia Patrizia, i due palazzolesi proprietari dell’area, e accusati di disastro ambientale, nelle scorse ore sarebbe anche stato aggiunto il nome della responsabile del servizio ambientale del Comune orobico. La funzionaria sarebbe accusata di omessa bonifica. Negli anni l’amministrazione ha emesso ben due ordinanze per far rimuove l'eternit, ma i proprietari dei capannoni non hanno mai provveduto a svolgere i lavori per togliere le lastre dai 5mila metri quadrati dell’area per mancanza dei fondi necessari.

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La responsabilità della bonifica, a parere dei cittadini che si sono rivolti alla procura per risolvere la questione, sarebbe quindi passata nel mani del Comune che però nulla avrebbe fatto in tal senso. 

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