Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Pisogne

Caccia ai funghi, a Brescia e in Valcamonica: «Come i cercatori di un oro stagionale»

Agosto è il mese giusto, tempo permettendo: qualche consiglio utile, i costi dei tesserini e i limiti pro capite di raccolta. Con le raccomandazioni dell'ASL, non essere mai troppo sicuri, affidarsi agli esperti per evitare ogni rischio

Il cercatore di funghi è un po’ come un cercatore d’oro stagionale, si muove in branco o in solitaria, da giugno a ottobre, predilige le montagne, ma quelle alte, sa bene che il mese giusto dura 31 giorni o poco più, tempo permettendo. Agosto è il mese giusto, con la testa all’insù a cercare le nuvole cariche di pioggia, esperti e meno esperti lo confermano, ci servono i temporali, qualche sbalzo termico e tanta, tantissima umidità. Il cercatore, appassionato oppure no, attende e attende ancora le prime piogge di mezza estate, per partire non bene ma benissimo.

Meta prediletta sarà ancora la Valcamonica, le sue montagne e i suoi boschi, e un regolamento unitario che vale per tutto il territorio della Comunità Montana, piccola avanguardia in un Paese come l’Italia dove spesso è il campanilismo a farla da padrone, con tutti i suoi difetti. Un successo annunciato, lo scorso anno il solo Comune di Pisogne ha fatto registrare 5mila permessi giornalieri, per non parlare di quelli stagionali, o quelli mensili. Perché funziona proprio così, serve un tesserino e il cercatore diventa pure un po’ pescatore, 8 euro per il giornaliero, 40 per il mensile, 70 per lo stagionale. Con limite massimo di tre chili a testa, e la raccomandazione dell’ASL di non avere timore della consulenza di un ispettore addetto, o di un micologo, esperti a disposizione anche 24 ore su 24.

I casi di intossicazione, gravi o meno gravi, purtroppo si ripetono anno dopo anno, con picchi che sfiorano le 40 segnalazioni, e le 80 persone coinvolte nel 2010. Qualche consiglio è allora d’obbligo: meglio non fare gli esperti, con il fungo non si scherza. Via allora a contenitori rigidi ma areati (il vecchio cestino va benissimo), e attenzione alla raccolta perché il fungo (ASL docet) deve essere “fresco, intero e in buono stato di conservazione”, deve essere sottoposto alla visita ‘specialistica’ nel minor tempo possibile. Se tutto va bene i nostri funghetti (o fungoni!) “dovranno essere conservati e consumati in tempi brevi”, in luoghi freschi. Attenzione ancora ai funghi cresciuti sul legno, non tutti sono buoni, e niente improvvisazioni, “non esistono tecniche o metodi in grado di indicare con precisione la tossicità del fungo”.

Non solo l’ASL ma anche la dieta mediterranea ci ricordano di non consumarne grandi quantità, perché il fungo in sé, di ogni forma e dimensione, “è di scarsa digeribilità, contiene un’alta percentuale di sostanze strutturali non assimilabili”. Ultima cosa, ma questo lo sapete già: l’esperto vero non vi racconterà mai dei suoi luoghi di raccolta preferiti, l’esperto falso lo si riconosce subito. Magari, in tasca, ha ancora lo scontrino.

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