Ragazzo insultato e aggredito in metropolitana: “Non puoi vestirti così”

A raccontare l’episodio, che si sarebbe verificato lo scorso venerdì sera, è la madre della giovane vittima

Foto d'archivio

BRESCIA. La sua unica ‘colpa’ sarebbe quella di avere un debole per la musica e lo stile metal.  Proprio per via del suo modo di vestire sarebbe stato insultato, provocato e aggredito alla stazione della metropolitana del villaggio Prealpino. Protagonista dell’ennesimo episodio di bullismo, che si è verificato poco prima delle 20 dello scorso venerdì, un ragazzo di 20 anni residente in città.

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Una vicenda che sarebbe rimasta nell’ombra, come tante altre, se la madre della vittima non avesse deciso di rivolgersi alla nostra redazione per raccontare l’accaduto. Il giovane, pur avendo riportato una contusione alla fronte, non ha infatti voluto recarsi in ospedale, e senza il verbale del pronto soccorso i Carabinieri di Concesio, al quali la madre si è rivolta, non è stato possibile redigere il verbale di denuncia. 

"Ma queste cose si devono sapere, perché l’indifferenza fa più male delle botte - dichiara la donna -. Non è giusto che questo episodio passi inosservato: mio figlio per la paura e la vergogna non è più uscito di casa.  Dopo che i Carabinieri mi hanno spiegato che senza il referto medico non potevo sporgere denuncia, mi sono rivolta a Brescia Mobilità per chiedere di visionare le immagini dell’aggressione: la metro è piena di telecamere, ma anche loro senza denuncia non hanno potuto procedere.”

La donna racconta per filo e per segno l’episodio, nella speranza di ottenere un po' di aiuto: “Mio figlio stava rientrando dal lavoro in metropolitana, era seduto e stava ascoltando la musica con gli auricolari, quando sul vagone sono saliti due ragazzi italiani, di circa 20 anni, che hanno cominciato a prenderlo in giro per come era vestito; lo hanno provocato ed insultato dicendogli che era un 'emo' di m… e altre frasi del genere. Lui non ha mai risposto alle provocazioni, loro gli hanno strappato di prepotenza le cuffie. Sul vagone c’erano circa una ventina di persone, ma nessuno è intervenuto, forse per paura. Poi è sceso alla fermata del Prealpino e i due ragazzi lo hanno inseguito per le scale, lo hanno spinto contro la ringhiera e sono scappati.  Ha sbattuto violentemente la fronte, ma non ha alzato le mani. Nessuno si è fermato per chiedergli come stava o per aiutarlo, la gente ha continuato a farsi gli affari propri".

"Quando sono andata a prenderlo era sotto choc - racconta ancora la donna - e non ha voluto andare in ospedale. Mio figlio soffre già di depressione ed obbligarlo ad andare in pronto soccorso avrebbe solo peggiorato le cose. Mi sono rivolta ai Carabinieri pensando che fosse possibile sporgere denuncia, ma ci  stato negato. Sinceramente faccio fatica a capire come sia possibile una cosa del genere." 

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