Areoporto di Montichiari: sindacati sul piede di guerra

Entro il 2020 1,5 milioni di passeggeri, 150mila tonnellate di merci e l'aumento della quota bresciana fino al 25%. Ma nel 2010 la cancellazione di tutti i voli non commerciali, e i sindacati aprono ufficialmente lo stato di agitazione

L’aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari si prepara al grande rilancio dopo le polemiche, le perdite e i continui cambiamenti di piano che hanno caratterizzato la sua storia più recente. La scorsa settimana l’incontro forse decisivo, secondo per importanza solo alla firma sulla lettera di intenti (a fine maggio) e alla costituzione della newco Aeroporti del Garda Spa: al tavolo delle trattative del Catullo di Verona si sono seduti gli interessati e i controllori, la società dell’aeroporto di Villafranca, le Province di Verona e Trento, i Comuni di Brescia e Verona, le Camere di Commercio cittadine.. Le indiscrezioni parlano chiaro, e il nuovo piano industriale ha dei precisi obiettivi strategici d’ampliamento, sia per quello che riguarda il numero dei passeggeri sia per quello che riguarda il transito e il trasporto merci.

Entro il 2020 si dovrà arrivare alla quota di 1,5 milioni di passeggeri, a cui si aggiungeranno almeno 150mila tonnellate di merci. Tutto molto bello ma accompagnato dalla diffidenza del caso, visti i risultati degli ultimi anni e viste le pessime prospettive occupazionali offerte ai dipendenti del D’Annunzio. Come ricorda il settimanale L’Espresso, che alla fine di ottobre ha presentato una secca inchiesta (a firma di Fabrizio Gatti) sulla mala gestione dell’aeroporto bresciano, in perdita costante (dal 2002 ad oggi il segno meno ha sforato i 40 milioni) e che solo grazie alla cancellazione di tutti i voli dei passeggeri ha presentato un bilancio 2010 leggermente migliorato rispetto alle aspettative.

Le premesse non sono poi così buone se infatti fin dalle prime righe della mission aziendale dell’aeroporto di Montichiari si legge che l’intenzione da portare avanti è di ottica complementare, e non conflittuale, nei confronti dell’aeroporto di Villafranca di Verona. Ma dall’incontro della scorsa settimana un primo spiraglio di fiducia, con il proposito dichiarato di accrescere la quota della componente bresciana (fino al 25%) proprio in funzione di una gestione più adeguata alla crescita e allo sviluppo del territorio. I dirigenti comunque tutto sommato non se la passano male, e possono permettersi di prendere tempo: quelli davvero spaventati sono i dipendenti della struttura, che dalla scorsa primavera hanno avviato le procedure per la richiesta di quegli ammortizzatori necessari così necessari in tempo di crisi e di lavoro zero, attivati a partire dalla fine dell’estate.

E le promesse quando rimangono tali forse non bastano più. Lo annuncia formalmente Stefano Malorgio, segretario generale della Filt Cgil Brescia, con un comunicato congiunto con Fit Cisl, UilTrasporti e Ugl Trasporti. La scelta degli ammortizzatori, la necessità della cassa integrazione, è una scelta determinata “dalla volontà di garantire la salvaguardia occupazionale in attesa che si realizzassero gli interventi illustrati dal gruppo dirigente della società”. Oggi però, ogni prospettiva di sviluppo è messa ancora in discussione, tra ritardi e continue variazioni dei piani, a cui si aggiungono “preoccupanti segnali di disinvestimento sulla realtà bresciana, quali il trasferimento di alcuni macchinari a Verona, e dalla poca chiarezza sulle alleanza commerciali”.

Dal 28 ottobre è ufficialmente aperto lo stato di agitazione di tutto il personale dell’aeroporto Gabriele D’Annunzio. “Vogliamo sapere se esistono ancora la volontà e le risorse per dare finalmente sbocco e prospettiva a una realtà in perenne crisi strutturale – concludono i sindacati – e quali idee hanno le istituzioni bresciane su questo punto. Lo dicano chiaramente, possibilmente prima di ripianare un altro bilancio in perdita”.

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