Storia di Luigi, mendicante al Civile: rimasto senza lavoro a 54 anni

"So Bresà, go bisoign de na ma: dim vergot!", recita il cartello che stringe tra le mani Luigi. Per vivere chiede l'elemosina fuori dall'ospedale Civile e all'esterno di un negozio di via Orzinuovi

Luigi mentre chiede l'elemosina davanti al negozio di via Orzinuovi - Copyright © Bresciatoday

La camicia bianca ed i pantaloni grigi del completo buono che cadono sulle scarpe ben lucidate. Barba ben curata, a tracolla un borsello nero. Appare così Luigi. Dell'accattone non ha le sembianze fisiche. Ad un cartello, che stringe forte tra le mani,  affida la sua richiesta: "So Bresà, go bisoign de na ma: dim vergot!".

Ha 54 anni e sopravvive facendo l'elemosina. Un anno fa era in un Romania a lavorare in un cantiere. È rimasto 15 anni lontano da Erbusco, il suo paese. È dovuto tornare a Brescia, il suo titolare (italiano) se ne era scappato in Brasile con tutti i soldi. Luigi non ha trovato la città che aveva lasciato. 1000 curriculum spediti e nessuna chiamata. Nessuno che ti da una casa in affitto, se non hai uno stipendio.

Le interminabili liste d'attesa per un alloggio popolare. La burocrazia che non aiuta. Due notti passate in stazione, a febbraio, a farsi gelare anche l'anima. Il giro di routine nei dormitori, nei rifugi e nelle mense gratuite della città. Una mappa che Luigi conosce molto bene. Se n'è andato dalla struttura prefabbricata di via Villa Glori, dove risiedono stabilmente 11 senzatetto italiani, il 20 aprile scorso. Un giorno prima che una di quelle stanze venisse occupata dai vicini di letto.

Luigi non si è mai arreso. Non fa parte del suo modo di essere e di vivere. Ha trovato un'occupazione, osservando il mondo della stazione. Con la nuova “mansione” si paga una stanza in affitto nell'appartamento di un amico: “Un giorno ho visto due ragazzi che mendicavano in stazione. Si mettevano vicino alle biglietterie automatiche e chiedevano le monetine. Con quello che raccoglievano a fine giornata si compravano l'alcol e la droga. Ho pensato che io avrei potuto pagarci l'affitto e il cibo, insomma mantenermi. Così ho cominciato a chiedere l'elemosina. All'inizio è stata dura a livello psicologico, ora ci ho fatto il callo.”

Fa l'accattone nel piazzale del Civile e in via Orzinuovi, davanti alla porta d'ingresso di un negozio. Accattone è il nome del primo film diretto da Pier Paolo Pasolini. Accattone è l'etichetta che indossa Luigi. Così lo definiscono le autorità bresciane. È stato sanzionato 6 volte perché chiedeva l'elemosina, appunto, nel piazzale del Civile. Contravvenzioni da 130 euro l'una, che non ha mai pagato.

Dal 2002 (sindaco Paolo Corsini), il regolamento di Polizia urbana, all'articolo 7 lettera L, afferma che: “È vietato effettuare qualsiasi forma di accattonaggio molesto o che causi intralcio o pericolo alla circolazione veicolare o pedonale; e in ogni caso è vietato l'accattonaggio nei pressi dei luoghi destinati alla memoria dei defunti, agli ospedali, nei pressi dei pubblici edifici e nel centro storico”.

Eppure per Luigi l'elemosina è l'unico mezzo di sostentamento. Per mantenersi il posto nel piazzale del Civile ha dovuto vedersela con una zingara, che pretendeva l'esclusiva. Davanti negozio di via Orzinuovi ci va anche quando è chiuso, non vuole che lo prenda qualcun altro.

Luigi non ha mai perso la dignità. Resiste, combatte. Ha deciso di fondare un'associazione - la vuole chiamare Barbon Group s.p.a. - per far valere i diritti dei bresciani che hanno perso tutto come lui: casa, lavoro e una vita dignitosa.

A fine anni '80 era un militante della Lega Nord. Prima dei compromessi e dell'alleanza con Berlusconi. La politica lo ha deluso già allora: “Le Istituzioni fanno la guerra ai poveri e non alla povertà. Aiutano solo gli immigrati e i profughi. Io vorrei una casa dove stare, un monolocale mio. Potermi pagare l'affitto con regolarità. Ma ho 54 anni e a lavorare non mi prende nessuno. Il Sindaco aiuta solo gli extracomunitari, io li porterei tutti a casa sua.”

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