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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Botte alla moglie incinta, picchiato il figlioletto: per il giudice si è inventata tutto

Assolto perché il fatto non sussiste: le motivazioni della sentenza

Assolto perché il fatto non sussiste. E' quanto ha deliberato alla fine dello scorso anno dal giudice Mario Liberti nel merito del processo nei confronti di Abu Ammar al-Sudani (al secolo Fathi Hamdan), il telepredicatore arrestato a Brescia nel 2019 con l'accusa di aver maltrattato, picchiato e segregato la moglie di 20 anni più giovane di lui (anche durante i periodi di gravidanza), e di aver pure malmenato uno dei suoi tre figli piccoli. Ora sono state pubblicate le motivazioni della sentenza. Le accuse erano state mosse proprio dalla moglie, ma nel corso del processo sarebbero emerse tante, troppe contraddizioni. Che appunto avrebbero portato alla piena assoluzione del marito. Anche se, è bene specificarlo, l'assoluzione è stata impugnata e non si può escludere una nuova fase processuale.

Le accuse smentite al processo

A detta della moglie, Fathi Hamdan le avrebbe impedito di uscire, di vedere, telefonare e perfino parlare con parenti e amici. Tale circostanza sarebbe però stata smentita dalle testimonianze delle amiche che andavano a trovarla, dalle telefonate e dai messaggi ad amici, parenti e conoscenti anche in Sudan, il Paese d'origine dei coniugi. 

Per il giudice, al termine di un lungo e complicato dibattimento, la donna avrebbe allora cercato di accusare il marito per allontanarlo da casa: tra i due da tempo le cose non sarebbero andate bene, tutt'altro, sul fronte sentimentale. A processo per maltrattamenti e lesioni, per Fathi Hamdan la pubblica accusa aveva chiesto 4 anni di carcere.
 

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