"L'utero non è mio!", aborto sempre più difficile nel Bresciano

Un presidio degli attivisti di Medicina Democratica all'ingresso dell'ospedale di Gavardo, dove da anni i ginecologi interni si rifiutano di praticare l'aborto. Anche a Brescia la situazione non migliora

Gli attivisti e gli operatori del movimento di lotta per la salute Medicina Democratica hanno inscenato un presidio di protesta all’ospedale di Gavardo. Denunciando carenze evidenti nell’applicazione della legge 194 sull’aborto. Proprio a Gavardo infatti su cinque ginecologi presenti in ospedale, nessuno di loro pratica l’aborto. Stessa situazione a Iseo: anche qui l'obiezione è totale.

La situazione si protrae da anni, e in qualche modo coinvolge tutte le strutture sanitarie controllate dall’azienda ospedaliera di Desenzano. Nella circoscrizione gardesana su 32 ginecologi operativi ben 23 sono cosiddetti obiettori, e dunque si rifiutano di praticare l’aborto.

Una problematica diffusa in tutta la provincia, forse figlia di una pressante presenza ciellina negli ambienti medici bresciani. Spesso le donne sono costrette ad abortire altrove, spiegano da Medicina Democratica, spesso gli ospedali sono costretti ad affidarsi a medici esterni.

Anche a Brescia le cose non sembrano andare meglio. In città solo l’ospedale Civile è in grado di garantire l’aborto, e non senza difficoltà. Su 42 ginecologi attivi infatti ben 31 sarebbero obiettori.

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