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Omicidio Sana, coinvolta anche la madre: e domenica la città scende in piazza

Nuova svolta nelle indagini: anche la madre della 25enne Sana Cheema è indagata per l'omicidio della figlia. Il padre ha confessato: “Le ho messo le mani al collo, l'ho strangolata e uccisa”

Uno scatto d'orgoglio che diventa un raptus di follia: con l'aiuto del figlio, che forse la teneva ferma chissà, e con il sostegno "morale" (forse, più che mai forse) di altri familiari, tanto che nel registro degli indagati, oltre al cugino che avrebbe guidato l'auto con il cadavere nel baule fino al luogo della sepoltura, ci sono anche la madre e la zia di Sana Cheema, la ragazza di 25 anni uccisa in Pakistan tra il 18 e il 19 aprile scorso, a poche ore dal suo rientro in Italia, a Brescia.

Non ci sono dubbi che si sia trattato di un omicidio: non solo l'esito dell'autopsia, i segni evidenti di uno strangolamento – così violento da averle spezzato l'osso iodeo, attaccato alla quarta vertebra della spina dorsale. Ma anche per la confessione improvvisa del padre di Sana, il 56enne Mustafa Ghulam.

Un racconto durissimo: “L'ho uccisa, l'ho strangolata con l'aiuto di mio figlio”, avrebbe detto agli inquirenti. “Le ho messo le mani al collo, lei aveva rinnegato la sua famiglia e le sue tradizioni”. Sono tre gli arrestati per quanto accaduto: oltre al padre Mustafa anche il figlio Adnan Cheema, 31 anni, e allo zio di Sana, Mazhar Iqbal.

Ma le indagini proseguono. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi risultati clinici, gli esiti di ulteriori esami medici e istologici sul corpo della povera ragazza. La polizia si muove su due capi d'accusa sostanziali: l'omicidio e l'occultamento di cadavere con sepoltura non autorizzata. Inquirenti al lavoro anche sul movente.

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