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Scuola ed ex studenti in lutto: addio a uno storico professore

Ha insegnato al Gambara, al Calini e all'Arnaldo. Il giorno della Strage era in piazza, a fianco di Giulietta Banzi Bazoli, sua collega

Una figura quasi "mitica" nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di averlo come professore. All'età di 85 anni (ne avrebbe compiuti 86 fra pochi giorni), giovedì è scomparso Gianluigi Berardi, prima professore di italiano in alcune scuole superiori cittadine, e poi professore universitario in Ca' Foscari e in Statale a Milano. 

Gambara dal 1958, poi Calini e infine Arnaldo, fino al 1978: migliaia di ex studenti bresciani hanno un ricordo vivo del loro vecchio professore, che dopo l'esperienza nella scuola superiore ha proseguito la carriere in università. In molti ricordano il professor Berardi anche per l'impegno politico e civico. 

Il 28 maggio 1974 Berardi era in piazza Loggia. Fu uno degli ultimi a parlare con Giulietta Banzi Bazoli, sua collega all'Arnaldo, e dopo l'esplosione della bomba fu chiamato a riconoscere i volti dei suoi amici, in obitorio. La strage segnò profondamente il professore, che a lungo si è occupato di tenere viva la memoria delle vittime, pubblicando, nel 2010, una lettera aperta, che riportiamo di seguito (fonte: www.danilocucini.it).  

Caro direttore, ti invio questa lettera parafrasando una celebre nota sul “Corsera” di Pier Paolo Pasolini. L’ho già indirizzata al “Giornale di Brescia” che ha scelto di non pubblicarla. Ti sarò grato se vorrai farlo tu.
«Io so chi ha messo la bomba in Piazza Loggia, la bomba che ha dilaniato anche molti miei colleghi, amici e compagni, e che – per una differenza di pochissimi minuti – non ha ucciso anche me.
Io so anche chi l’ha fatta mettere, alla ricerca vana d’una reazione violenta che provocasse una stretta autoritaria.
Io so che Buzzi è stato ucciso perché non lo rivelasse. Io so chi, fin da subito, ha depistato le indagini con successo fino a qualche anno fa.
Io so che insospettabili Presidenti del Consiglio dei Ministri diffidavano dei Servizi (non di frange così dette “deviate”, non molti erano, d’altra parte, i Calipari) che in teoria sarebbero dovuti dipendere da loro, e so che non per caso, nei giorni subito dopo la strage, il ministro Taviani sciolse l’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni.
So tutto questo perché, da filologo, ho potuto mettere insieme frammenti di notizie e di testimonianze. Io lo so, ma non ne ho le prove. Spero che finalmente la magistratura bresciana, con cui sono solidale, possa raggiungerle. Ma in ogni caso lo so, e lo devo dire.
Ricordo con struggente malinconia d’essere stato tra le ultime persone che hanno salutato viva Giulietta Banzi Bazoli, allora mia collega al Liceo Arnaldo.
So di aver incontrato all’Ospedale medici esterrefatti e inorriditi, e ricordo con ammirazione, ai funerali, cui ho partecipato unendomi alle civili proteste, il comportamento esemplare di Luigi Bazoli. Penso che giustizia debba essere fatta e che piazza Loggia non debba restare fra i troppi “misteri” italiani. Perciò voglio rendere, oggi, questa testimonianza».

Gianluigi Berardi, Brescia  

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