Open space: la rivoluzione degli spazi anche per le case più piccole

Dalle grandi metropoli ai piccoli paesi (e alle piccole case): tutti i segreti dell'open space, l'arredamento che elimina le pareti e “apre” gli spazi

Nella cultura mainstream d'oltreoceano è ormai un cult, ma da tanti anni: si è diffusa a macchia d'olio anche nei Paesi anglosassoni e del nord, in Germania, in tutte le grandi metropoli occidentali dove in effetti è più facile ricavare (e recuperare) spazi adatti. Ma l'arredamento open space ha da tempo varcato anche i confini bresciani: e non solo nel recupero di spazi industriali, loft e altro, ma anche per la ristrutturazione e l'arredo di case e appartamenti più piccoli.

L'open space, infatti, se arredato con sapienza permette non solo di guadagnare spazio, ma anche di recuperare tanta, tantissima luce naturale (niente pareti, dunque meno ostacoli per la luce del sole). Certo anche in casi come questi non si può improvvisare: decidere di realizzare un open space vuol dire prestare grande attenzione allo stile, ai colori, alla disposizione dei mobili. Insomma ci vogliono precisione e organizzazione.

Massima attenzione ad ogni dettaglio

Abbiamo chiesto all'architetto Sara Bertazzi, dal lago di Garda, di guidarci nei primi passi verso un open space. “Vero che permette di guadagnare spazio – spiega Bertazzi – ma serve attenzione ad ogni minimo dettaglio. Tutto deve essere coordinato, al termine di una progettazione meticolosa. Come un qualsiasi spazio abitativo, infatti, anche l'open space dovrà essere funzionalmente diviso nelle zone classiche: cucina, living, soggiorno. Ma la difficoltà sta nel farle comunicare tra loro, con continuità”.

Il divano, la cucina e le divisorie

In assenza di pareti, si può optare su divisorie per così dire “secondarie”, purché siano abbastanza basse da mantenere l'effetto “aperto” che è prima caratteristica dell'open space. “Ad esempio un divano – continua Bertazzi – che può fare da divisoria per il soggiorno. Oppure l'isola in cucina, per separarla dallo stessa zona living”. Altra ipotesi: anche una libreria. Dunque è importante se non fondamentale il posizionamento dei mobili, ma è anche la parte più complicata.

“Non ci devono essere abbinamenti forzati – dice ancora l'architetto – e nemmeno troppi stili o materiali diversi. Impossibile decidere a priori cosa mettere e cosa no: come per ogni piano di arredamento, si dovrà valutare caso per caso. La cosa più importante, comunque, è la coerenza: in un appartamento tradizionale le stanze sono separate, ed eventuali errori stilistici sono meno evidenti. Non è così in uno spazio aperto”. Gli stili più diffusi, solo per citarne alcuni: moderno, rustico e industrial. Un consiglio: lo diciamo da sempre, meglio rivolgersi a professionisti.

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