Martedì, 21 Settembre 2021
Salute

Attenti all'infarto: prevenire è sempre meglio che curare

Anche se il Covid è stata la prima causa di morte del 2020, non dobbiamo abbassare le guardia per le altre patologie, soprattutto quelle cardiovascolari

Nell'anno appena concluso il Covid è stata la prima causa di morte in Italia: lo riferisce il Centro Nebo, che al di là dei decessi ufficiali – ovvero quelli effettivamente registrati – segnala sulla base dei dati Istat un eccesso di mortalità, riconducibile appunto al coronavirus, di circa 100mila unità. Non da meno le morti collaterali alla pandemia: cioè tutte quelle malattie che non sono state curate, o sono state rilevate troppo tardi, a causa dei carichi sanitari insostenibili soprattutto nella prima ondata (ma anche nella seconda, in Lombardia in particolare nelle province di Como, Monza e Varese).

I dati sulla mortalità in Italia

Per questo motivo è ancora più importante la prevenzione, e vale per tutte le patologie. Tra le più pericolose, perché più diffuse, ci sono le patologie cardiovascolari: nell'era pre-Covid erano la prima causa di ricovero ospedaliero nonché la principale causa di morte (pari a oltre un terzo di tutti i decessi). Questi i dati di mortalità nel triennio 2015-2017, resi noti ancora dal Centro Nebo.

La media annua rileva per il sistema circolatorio, 69mila decessi per infarto e altre malattie ischemiche del cuore, e 59mila per ictus e altre malattie cerebrovascolari; in ambito oncologico, 58mila morti sono relative a tumori dell'apparato digerente, 37mila a tumori dell'apparato respiratorio, 20mila a tumori della mammella e degli organi genitali femminili. A completare il triste elenco 24mila decessi per traumi o avvelenamenti, 16mila per polmoniti, bronchiti, influenza e malattie delle vie respiratorie, 14mila per malattie infettive.

Come riconoscere i sintomi dell'infarto

Sul fronte delle patologie cardiovascolari, la Società italiana di Cardiologia mette in guardia sulla consistente riduzione delle ospedalizzazioni (fino al 50% nel 2020) che portano così a un aumento significativo della mortalità (più 14% di infarti rispetto al 2019). Ma quali sono i sintomi di un infarto cardiaco? Si tratta di una lesione della parete muscolare del cuore, detta miocardio.

Durante un infarto, il flusso sanguigno all'interno delle arterie coronariche viene interrotto a causa della formazione di un trombo, ossia un coagulo di piastrine e fibrina. Riconoscere subito i sintomi è fondamentale per poter agire tempestivamente: dolore al petto, che può irradiarsi verso collo, braccio sinistro o schiena, spesso accompagnato da sudorazione fredda e malessere generale (pallore e sofferenza), oltre a difficoltà respiratorie, peso sullo stomaco e generale senso di angoscia. 

Le buone abitudini per un cuore in salute

Tutto può succedere, ma esistono comunque delle buone abitudini da seguire per mantenere il cuore in salute. Solo per citarne alcune:

  • non fumare;
  • tenere sotto controllo il colesterolo;
  • ridurre il consumo di alcolici;
  • una dieta variata, iposodica e ipoglicemica (massima attenzione per chi ha il diabete);
  • mantenere il peso formazione;
  • praticare attività fisica (senza esagerare);
  • dormire dalle 6 alle 8 ore per notte;
  • tenere sotto controllo lo stress.

I valori di colesterolo da tenere sotto controllo

Ma quali sono i celebri valori da tenere sempre sotto controllo? In ogni caso, ricordiamo, è sempre bene rivolgersi a un medico e seguire i consigli e le istruzioni di chi ne sa più di noi (e ha studiato per farlo). Comunque, per limitare il rischio di infarto e altri eventi cardiovascolari acuti, un elemento su cui bisogna stare attenti è sicuramente il colesterolo LDL.

E' il cosiddetto “colesterolo cattivo”, che si contrappone al colesterolo HDL, quello “buono”. Il colesterolo LDL, infatti, se presente in eccesso può danneggiare le arterie e favorire la formazione delle placche aterosclerotiche (che possono appunto provocare un infarto). Questi sono i livelli di colesterolo raccomandati dalle linee guida della Società europea di Cardiologia e della Società europea dell'Aterosclerosi:

  • Per i pazienti a rischio molto alto sono raccomandati una riduzione dell’LDL di almeno il 50% rispetto al valore basale e un target di LDL < 55 mg/dL.
  • Per i pazienti a rischio molto alto che hanno un secondo evento vascolare entro 2 anni dal primo (non necessariamente dello stesso tipo) mentre sono in trattamento con statine alla dose massima tollerata è suggerito un target di LDL < 40 mg/dL.
  • Per i pazienti ad alto rischio sono raccomandati una riduzione di almeno il 50% rispetto al valore basale e un target di LDL < 70 mg/dL.
  • Per i soggetti a rischio moderato - ad esempio una persona affetta da diabete mellito senza complicanze - viene suggerito un target di LDL < 100 mg/dl.
  • Per i soggetti a basso rischio è suggerito un target di LDL < 115 mg/dl.
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