Coliche e calcoli renali: diagnosi e cura, consigli per la prevenzione

Ogni anno si contano più di 100mila casi in tutto l'anno: parliamo della calcolosi, malattia delle vie urinarie che può portare a coliche e anche al ricovero in ospedale

La calcolosi, detta anche litiasi, è una delle più comuni e antiche malattie delle vie urinarie. Tale patologia è caratterizzata dalla presenza di piccoli sassolini, calcoli appunto, lungo il decorso delle vie urinarie. Così scrive Humanitas, il Research Hospital di Rozzano (MI) in merito a una patologia tra le più fastidiose e diffuse, anche in Italia: la stima è di circa 100mila casi all'anno, e i più colpiti sono gli uomini. I calcoli (dal latino calculus, sassolino) si sviluppano nel rene, ma possono poi spostarsi all'interno dell'apparato urinario fino a lasciare l'organismo insieme al flusso di urina.

Quando i calcoli hanno già raggiunto le vie urinarie ci troviamo di fronte a una calcolosi delle vie urinarie, nota anche come urolitiasi: una condizioni clinica caratterizzata dalla presenza di uno o più calcoli di dimensioni variabili, contenuti all'interno delle cavità escretrici del sistema urinario.

I sintomi

Quando i calcoli si sono formati, e raggiungono dimensioni considerevoli (comunque nell'ordine di pochi millimetri), possono provocare forti dolori sia nella parte bassa della schiena che dell'addome, oltre che nel momento della minzione nel caso fosse in atto l'espulsione dei calcoli stessi. Sono causati principalmente dall'accumulo di sostanze come il calcio e l'acido urico, la struvite o la xantina, che possono formare dei piccoli cristalli, dei granelli che il corpo non è più in grado di eliminare. I calcoli di ossalato di calcio rappresentano circa il 70% delle diagnosi totali.

La colica renale

La colica renale è considerata la fase più acuta delle patologie legate alla calcolosi, con forti dolori provocati dal passaggio dei calcoli, tra cui spasmi costanti. Il dolore è dovuto proprio a questo, allo spasmo muscolare dell'uretere, anche se il calcolo non determina ostruzione al flusso urinario (può capitare quando un calcolo diventa più grande di 5 millimetri). Per rendere un'idea della diffusione, oltre ai 100mila casi all'anno citati poche righe fa, basta pensare che circa un accesso ogni cento, al pronto soccorso, è dovuto proprio alle coliche renali. Una patologia recidiva: quasi il 50% delle persone che hanno sofferto di questa condizione potrebbe avere i calcoli, di nuovo, nell'arco dei dieci anni successivi.

Cause e prevenzione

Tra le cause che possono provocare la calcolosi si segnalano l'obesità, alimentazione non equilibrata, scarso apporto di liquidi (soprattutto acqua) e quindi disidratazione, infezioni, disfunzioni dell'organismo che elimina in eccesso sostanze come il calcio oppure produce meno sostanze in grado di ridurre la formazione di calcoli, come il magnesio. In ambito alimentare, sono considerate cause della calcolosi anche l'elevato apporto di proteine animali, di sodio (il sale), di zuccheri raffinati e fruttosio.

Tra i consigli alimentari per prevenire la formazione dei calcoli renali, si suggerisce di limitare il consumo di sodio e aumentare l'apporto di acqua, consumandone almeno due litri al giorno. Si consiglia poi di mangiare frutta e verdura ogni giorno, evitando quelle ricche di ossalato come gli spinaci, le verze o le barbabietole, limitando il consumo di cioccolato e tè verde, di proteine animali, di alimenti troppo ricchi di calcio.

Diagnosi e cura

I metodi di diagnosi per la calcolosi vanno dall'ecografia alla Tac, anche senza mezzo di contrasto. In caso di dolore sopportabile è consigliabile rivolgersi al proprio medico di base: quando invece il dolore è troppo forte, e dunque insopportabile, ci si può anche rivolgere al pronto soccorso. Le tecniche di cura più note rimandano alla litorissia a onde d'urto esterne oppure la bonifica di calcoli renali con tecnica percutanea e endurologica (terapie disponibili anche nel Centro della Calcolosi del reparto di Urologia del Civile di Brescia). Tecnica di cura più recente è la terapia micropercutanea, che polverizza i calcoli con un laser, con il paziente in anestesia locale.

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