Radice amara di Mairano: antibiotico naturale da cuocere al vapore

Boom di richieste nei giorni dell’emergenza Coronavirus: la radice amara di Mairano è un piatto De.co, Denominazione di origine comunale

Foto da bresciatourism.it

E’ solo uno dei tanti ingredienti De.co (Denominazione di origine comunale) della provincia di Brescia, ma in questi giorni, nel pieno dell’emergenza Coronavirus, si sta guadagnando una meritata popolarità per le sue note virtù come antibiotico naturale. Non che aiuti a combattere l’epidemia o un eventuale contagio: ma come per altri alimenti che fanno bene al nostro organismo, può essere una buona occasione per rinforzare le nostre difese immunitarie.

Parliamo della Radice di Mairano De.co, nome scientifico Cichorium intybus: come scrive Bresciatourism, è un ortaggio conosciuto anche come “radice di Soncino”, poiché nei decenni veniva coltivato prevalentemente coltivato nei territori del Comune cremonese. Oggi, invece, la superficie coltivata si concentra a Mairano, nella Bassa Bresciana, dove il marchio è appunto tutelato De.co, Denominazione di origine comunale.

Il potere depurativo della radice amara

Dalla consistenza morbida e dal sapore che varia dall’amarognolo al dolciastro a seconda delle temperature, la radice amara è un ortaggio che riscuote sempre più consensi. Anche tra i giovani: tante le persone che la stanno riscoprendo per le sue proprietà disintossicanti, depurative e diuretiche. Pare infatti che la radice amara sia una vera panacea contro i mali dell’organismo, e che basterebbero un paio di radici a settimana per dire per sempre addio ai problemi intestinali. È inoltre ideale per chi soffre di anemia poiché favorisce l’assorbimento del ferro.

Ricette e usi della radice di Mairano

La raccolta, esclusivamente manuale, si tiene da inizio ottobre, mese che apriva all’abituale consumazione della radice amara per tutto l’inverno. Un prodotto della natura flessibile al pari delle patate lesse: bianca e fusiforme, una volta sbucciata e pulita bene dalla terra la radice va cotta per circa 20 minuti e servita condita con olio e aceto oppure in accompagnamento a tante preparazioni, come insalate, zuppe, minestroni, spinaci fino al salame bollito. Può essere anche usata per la produzione di liquori ed estratti per erboristeria.

Boom di richieste da tutta Italia

Sono solo quattro le aziende che coltivano e raccolgono la radice amara di Mairano. Tra queste c’è anche la Società agricola Cazzoletti Giacomo e figli, a conti fatti la prima in Italia: come detto, sono tante le persone che di questi tempi hanno chiesto informazioni o hanno espresso la volontà di comprare il prezioso ortaggio. 

Non solo dalla Lombardia, dove tutto sommato la radice è già molto conosciuta: ma anche da Abruzzo, Lazio, Puglia e perfino Sardegna. “Il Coronavirus porta le famiglie italiane a vivere maggiormente nelle loro case, cambiando di fatto le abitudini – spiega Giuseppe Cazzoletti, responsabile commerciale dell’azienda di Mairano – Quando si parla della nostra benefica radice amara, per cucinarla è necessario prima pelarla, e poi cuocerla al vapore”.

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