Lockdown, come cambiano le abitudini: il 30% degli italiani ha bevuto meno vino

I risultati di una ricerca del Wine Monitor di Vinitaly e Nomisma: un italiano su due non ha cambiato le proprie abitudini, uno su tre ha ridotto i consumi di vino (e birra)

Quali sono gli effetti del lockdown sulla vendita e il consumo di vino, elemento fondamentale della nostra alimentazione? Marzo è stato un mese spartiacque, con l’Italia protagonista in positivo nei primi due mesi del 2020 ma in ritirata in corrispondenza con l’inizio del lockdown da Coronavirus. E’ quanto rileva l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor sulle vendite di vino nei Paesi extra-Ue nel primo trimestre 2020. 

Le elaborazioni svolte su base doganale segnano un andamento globale a due facce tra i top buyer mondiali: gli Stati Uniti, in previsione dell’aumento dei dazi, fanno precauzionalmente incetta di prodotto e chiudono il trimestre con le importazioni dal resto del mondo a +10,9%, mentre la Cina – a marzo ancora in piena emergenza Covid-19 – segna un decremento delle importazioni che sfiora il 20% rispetto al 2019. In tutto ciò l’Italia perde meno in Cina (-13,3%) e guadagna di più negli Usa (+16,8%).

Vino e lockdown: le abitudini degli italiani

Ma quanto ha inciso invece il lockdown sui consumi degli italiani? “Nulla sarà come prima”, il refrain post-emergenza, non vale per il popolo del vino. I consumatori italiani (circa l’85% della popolazione) si dichiarano infatti in buona sostanza fedeli alla proprie abitudini già a partire dalla Fase 2, compatibilmente con la loro disponibilità finanziaria. Anche se inevitabilmente, nel periodo di quarantena, si è registrato un sensibile calo delle vendite, non compensato con la crescita degli acquisti nel settore della grande distribuzione.

Tre italiani su dieci bevono meno vino

E se il 55% dei consumatori non ha modificato le proprie abitudini, tre su dieci affermano invece di aver bevuto meno vino (ma anche meno birra) in quarantena, a fronte di un 14% che indica un consumo superiore. Lo afferma l’indagine “Gli effetti del lockdown sui consumi di vino in Italia”, sempre a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e realizzata su 1.000 consumatori di vino della popolazione italiana.

Altri dati interessanti. Il “dopo” sarà come il “prima” per l’80% dei consumatori. O più di prima, con i millennials che prevedono un significativo aumento del consumo in particolare di vini mixati: il 25% prevede di aumentarne la domanda, a riprova della voglia di tornare a una nuova normalità con i consueti elementi aggreganti, a partire dal prodotto e dai suoi luoghi di consumo fuori casa (ristoranti, locali, wine bar) che valgono una fetta di un terzo del campione in termini di volume (e il 42% tra i millennials).

L'aspetto "social" del bicchiere di vino

Il vino – come evidenzia l’indagine – non può dunque prescindere dal suo aspetto socializzante, se è vero che la diminuzione riscontrata è da addurre in larga parte (58%) al regime di isolamento imposto dall’emergenza, che ha cancellato le uscite nei ristoranti, le bevute in compagnia e gli aperitivi. Per contro, chi dichiara un aumento ha scelto il prodotto enologico quale elemento di relax (23%), in particolare tra le donne del Sud, da abbinare alla buona cucina di casa (42%), specie tra gli smart worker del Nord. 

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