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Miniera Marzoli

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Via Miniera · 5 · Pezzaze · 25060

La Valle Trompia è ancora oggi nota ovunque per la sua competenza nella lavorazione del ferro e dell’acciaio e per l’altissimo livello artigianale e artistico delle sue produzioni; E’ un ambiente di incantevole bellezza, in cui l’uomo ha perpetuato per secoli la tradizione mineraria, improntando la propria storia, cultura ed economia.

L’alta Valle vede la presenza di numerosi giacimenti di siderite (ferro), di barite e di fluorite che sono stati “coltivati” già in epoca romana, e forse, pre-romana. Le miniere dell’Alta Valle arrivano alla loro maturità produttiva nell’800: nuove metodiche estrattive, maggiore efficienza degli impianti, un mercato che si amplia. Il ‘900 vede ripetutamente invertirsi i cicli della vita di questi complessi: interruzioni, riaperture, abbandoni, passaggi di proprietà e investimenti e sul finire del secolo, per tutti gli impianti, la chiusura definitiva. 

La storia della Miniera Marzoli di Pezzaze nasce grazie al farmacista bresciano, nonchè geologo, Giuseppe Ragazzoni che, negli anni ’80 dell’Ottocento, progettò la diretta, la galleria principale che ora i visitatori percorrono in treno. Le Acciaierie e Altiforni di Terni acquistarono la concessione mineraria e dal 1886 iniziarono lo scavo che si interruppe dopo soli 488 mt, considerando il cantiere poco redditizio. I progetti furono poi portati avanti dalla ditta Marzoli di Palazzolo sull’Oglio. La Ditta arrivò in Valle nel 1934 e continuò i lavori fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Successivamente al 1972, anno di chiusura di questa miniera, altre Società hanno effettuato saltuari lavori per l’estrazione della fluorite, ma una grossa frana a 720 metri nella galleria principale ha interrotto bruscamente i lavori.

La miniera, dismessa nel 1972, è stata resa visitabile al pubblico dal dicembre del 1999. In seguito nel 2011 è stata riallestita con un moderno impianto di sonorizzazione che fa rivivere al visitatore i suoni e le voci originali della miniera. La necessità di non perdere il contatto con le proprie radici ed il mutato contesto epocale, accompagnato da una diversa sensibilità, ha permesso la riscoperta di questo “mondo dei vinti”, di questa gente che non è mai comparsa da protagonista sui libri di storia, ma che la storia l’ha fatta comunque, anche se sottoterra. Attraverso le visite guidate si accompagnano i visitatori alla scoperta di un mondo ormai da molti dimenticato, con lo scopo di rivalorizzare il patrimonio storico-industriale legato alla lavorazione del ferro. Più che di Musei statici, possiamo parlare di “Luoghi della Memoria”, dove non sono delle fredde esposizioni di oggetti a caratterizzare il sito, ma il trasparire della presenza di chi quegli oggetti li ha usati, dove viene trasmesso al visitatore il ricordo e la memoria di chi ci ha preceduto.

 

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