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Venerdì, 26 Novembre 2021
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Terza dose dal 1° dicembre: come funziona e dove verrà somministrata

Tra meno di un mese al via con la terza dose anche alla fascia 40-60: possibile riapertura degli hub vaccinali

L’Italia come modello da seguire: il ministro degli affari generali Mariastella Gelmini – durante un’intervista al Corriere della Sera – ha spiegato come l’Italia sia oggi il modello che l’Unione Europea sta imitando. La Germania, infatti, sta adattando le proprie regole sulla base di quelle intraprese in Italia. Secondo la ministra, il Belpaese sarebbe diventato un esempio virtuoso grazie a "decisioni politiche ottimali e una struttura commissariale efficiente".

Terza dose da dicembre 2021 agli over 40

Terza dose, dall'1 dicembre in Italia la nuova somministrazione del vaccino anti covid - con Pfizer o Moderna - spetta anche ai cittadini della fascia 40-60 anni, come annuncia il ministro della Salute, Roberto Speranza. Unico requisito: devono essere passati 6 mesi dal completamento del ciclo primario di vaccinazione, anche quello eseguito con AstraZeneca o con un mix eterologo tra AstraZeneca e un vaccino a mRna. La scorsa settimana sono state definite le modalità per il richiamo da destinare a chi è stato vaccinato con il monodose Johnson & Johnson: anche in questo caso, come per la dose booster per gli over 40, vaccino mRna a 6 mesi dalla prima somministrazione.

Il primo dicembre si apre di fatto la nuova fase della campagna di vaccinazione con l'obiettivo alzare ulteriormente il muro contro i contagi. Tra 20 giorni via alla somministrazione del richiamo ad una nuova, ampia fascia di popolazione e si allarga la platea attualmente costituita da over 60, fragili, immunodepressi, ospiti delle Rsa, sanitari.

Per quanto riguarda i soggetti che sono stati vaccinati con il vaccino Johnson & Johnson, monodose, via libera della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla dose di richiamo per chi ha ricevuto il vaccino monodose anti-Covid. La Cts, esprimendosi su richiesta del ministero della Salute, ha ritenuto che "per i soggetti vaccinati con Covid-19 Janssen sia opportuna la somministrazione di una dose booster eterologa con vaccino a mRna (nei dosaggi autorizzati per la dose booster) a partire da 6 mesi dalla prima dose".

In Italia, il booster sinora è stato ricevuto da circa 2,5 milioni di italiani. Secondo i dati forniti da Speranza, "siamo all'86,6% delle persone che hanno avuto la prima dose e all'83,6% di persone che hanno completato il ciclo vaccinale. Dobbiamo insistere ogni singolo vaccino in più ci permette di avere un scudo in più", dice il ministro che durante la cabina di regia con il premier Mario Draghi, ha posto la questione della terza dose di vaccino anti-Covid obbligatoria per il personale sanitario e chi lavora nella Rsa. L'obbligo è già previsto per le prime due dosi e sul tavolo c'è la valutazione di estendere l'obbligo anche alla terza. Per ora è una direzione di marcia, si spiega, ma senza alcuna precipitazione immediata.

Terza dose anche in farmacia

La macchina ha circa 3 settimane per entrare a regime. Alcune regioni rispondono in maniera esplicita all'annuncio del ministro. "Bene le nuove fasce di età e l'estensione" ipotizzata "dell'obbligo della terza dose per i sanitari. Il Lazio è pronto", dice l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato.

In Lombardia, da ieri il booster viene già somministrato anche in 365 farmacie: sono presidi convenzionati che hanno confermato la propria disponibilità e ricevuto l'abilitazione al termine del ciclo formativo. Da oggi, nella regione, tutti i cittadini vaccinati da almeno 6 mesi con un'unica dose di vaccino Johnson & Johnson possono accedere al richiamo con un vaccino mRna.

Il Piemonte è pronto a partire con un piano già delineato. Riceveranno l’sms di convocazione coloro che hanno maturato i 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale. Intanto, in queste ore è arrivato il via libera dalla struttura del commissario alla somministrazione delle terze dosi anche nelle strutture socio residenziali per minori, disabili, malati psichiatrici e tossicodipendenti. La richiesta era stata avanzata proprio dalla Regione Piemonte, lunedì, durante la visita a Torino del generale Figliuolo presso l’Unità di crisi del Piemonte.

Hub verso la riapertura

Saranno riaperti tutti gli hub? "Le grandi strutture per la vaccinazione erano state lentamente dismesse dalle Regioni via via che la richiesta di prime dosi, e conseguenti richiami, calava. Dai dati della struttura commissariale per l’emergenza la tendenza non si coglie - nota Repubblica - perché il numero dei punti vaccinali negli ultimi mesi è rimasto stabile e ora è a 2.900. Questo avviene perché nell’elenco sono comprese anche strutture piccole, poliambulatori delle Asl che magari hanno sostituito gli hub. Se si parla di centri di grosse dimensione, però, il calo è stato di circa il 30% dall’estate".

Il commissario Figliuolo sta facendo i conti su quale può essere la domanda con l’ingresso delle nuove categorie e nei prossimi giorni dovrebbe partire la richiesta alle Regioni di riaprire gli hub o almeno alcuni. Il punto è che non tutti gli "aventi diritto" si presenteranno appena trascorsi i sei mesi

Le Asl in tutta Italia hanno spostato l’attività in strutture più piccole e ci sono i medici di famiglia che danno una mano con le somministrazioni. Inoltre da lunedì scorso nella maggior parte delle grandi Regioni (il Lazio è partito anche prima) i vaccini si possono fare anche all’interno nelle farmacie. Figliuolo ha già detto che dal punto di vista delle scorte non ci sono problemi.

Figliuolo spinge perché tutte le Regioni si attrezzino per accogliere i cittadini senza farli prenotare. Inoltre deve esserci la chiamata attiva, cioè vanno contattati in particolare i più fragili per invitarli a fare la somministrazione. Per questo lavoro saranno fondamentali i medici di famiglia, che spesso hanno un rapporto stretto con gli assistiti. Ma dalla fine di dicembre il possibile grande aumento di richieste tornerà a rendere indispensabili i grandi hub.

Sono 20 milioni i cittadini per i quali è già prevista la terza dose, a loro si aggiungeranno altri 8 milioni di cinquantenni e 7 milioni di quarantenni.  Ad oggi sono 6 milioni invece coloro per i quali è già possibile sottoporsi alla terza somministrazione, di questi però ha aderito solo il 40%. Tante le differenze a livello di regioni: in Valle d’Aosta ad esempio solo il 16,9% si è sottoposto alla vaccinazione, mentre in Basilicata il 17%. La Calabria è poco sopra il 18 ma la peggiore delle grandi Regioni è la Puglia, dove sono stati fatti il 24% di richiami. Meglio invece per il Molise che ha superato l’80% e il Piemonte con il 65%. 

Fonte: Today

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