Martedì, 21 Settembre 2021
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Morte di De Donno, aperta un'inchiesta: sotto sequestro computer e cellulari

Aperta un'inchiesta sulla morte di Giuseppe De Donno

Aperta un'inchiesta sulla morte di Giuseppe De Donno, il medico mantovano noto per le sue ricerche sulla cura al Covid con il plasma iperimmune che si sarebbe tolto la vita tra le mura di casa, trovato ormai morto dai familiari. Le indagini, coordinate dalla Procura e affidate ai carabinieri, hanno già portato al sequestro di smartphone, tablet e computer nelle disponibilità del medico, ex primario di Pneumologia all'ospedale Carlo Poma di Mantova.

L'inchiesta sulla sua morte

Sono già stati ascoltati anche i familiari più stretti: De Donno, ricordiamo, lascia nel dolore la moglie Laura e i due figli Martina e Edoardo. Insieme a loro abitava a Eremo, frazione di Curtatone. Da poche settimane si era dimesso dal Poma per cominciare una nuova avventura professionale: dal 5 luglio scorso era medico di medicina generale a Porto Mantovano.

L'inchiesta sulla sua morte si tratterebbe di un atto dovuto, così da evitare eventuali responsabilità di terzi. Sulla sua morte è stato già detto e scritto abbastanza, forse troppo: gli inquirenti vogliono solo sciogliere ogni dubbio, capire com'è andata davvero. La salma riposa nella camera mortuaria dell'ospedale dove ha lavorato per quasi 30 anni, a disposizione dell'autorità giudiziaria.

La cura al plasma iperimmune

De Donno si era laureato in Medicina e chirurgia a Modena, dove aveva ottenuto il primo incarico (nel 1992) al Policlinico universitario della città. Dalla seconda metà degli anni Novanta era stato chiamato al Carlo Poma, dove è rimasto per circa 27 anni. Era uno pneumologo, specializzato nelle malattie dell'apparato respiratorio. Poco più di un anno fa era stato tra i primi a sperimentare la cura della malattia da Covid-19 con il plasma iperimmune, ovvero il sangue dei guariti ad alto tasso anticorpale.

L'elevato interesse per la terapia non ha però portato ai risultati sperati. Diversi studi, italiani e internazionali, hanno infatti purtroppo smentito gli effetti e l'efficacia della cura. In Italia è stato condotto il cosiddetto “studio Tsunami”, che coinvolse centinaia di pazienti e decine di cliniche: l'Istituto superiore di Sanità e l'Agenzia italiana del farmaco non rilevarono benefici del plasma “in termini di riduzione del rischio di peggioramento respiratorio o morte nei primi 30 giorni”.

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