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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Madre, padre e figli uccisi a colpi di pistola: 30 anni fa la strage che sconvolse Brescia

Il 15 agosto a Pontevico si ricorda la terribile strage in cui venne sterminata (a colpi di pistola) la famiglia di Viscardi: sono passati esattamente trent'anni

E' un triste anniversario per la comunità di Pontevico e per la famiglia Viscardi, o almeno quel che ne rimane: sono passati 30 anni esatti dalla strage in cui persero la vita ben quattro persone, genitori e figli, uccisi a colpi di pistola da Ljubisa Vrbanovic, conosciuto come Manolo, e Ivica Bairic, banditi jugoslavi originari della Serbia. Tutto successe nella notte di Ferragosto del 1990, tra il 15 e il 16.

In quei pochi e terribili minuti morirono, in rapida sequenza e uccisi dai freddi colpi di pistola dei killer, i giovani fratelli Luciano e Maria Francesca Viscardi, i genitori Agnese e Giuliano. Si salvò soltanto Guido Viscardi, oggi ultimo testimone (anche se a distanza) di quella tragica notte. Fu lui per primo a scoprire cosa era successo, quando la mattina seguente – il 16 agosto – si presentò a casa dei suoi, abitava a poche centinaia di metri di distanza.

Tante domande ancora senza risposta

Si dice che quella mattina il sangue ancora scorresse dalla porta. Gli inquirenti trovarono cinque colpi di pistola: uno era finito tra il muro e il calorifero, gli altri quattro avevano purtroppo centrato il bersaglio. Ma perché è successo tutto questo? Perché tanto orrore nella villetta di Torchiara di Pontevico dove abitavano i Viscardi, una famiglia per bene di imprenditori agricoli?

L'ipotesi è quella di una rapina finita male, troppo male. Sembra che Luciano, all'epoca 29enne, avesse provato a reagire alle angherie dei malviventi, che per tutta risposta hanno cominciato a sparare. Criminali di professione, arrivati dalla ex Jugoslavia dove già si respirava l'aria del nazionalismo, dell'odio e della sanguinosa guerra che di lì a poco arriverà.

Manolo e Bairic individuati in pochi mesi

Le indagini della Polizia di Stato all'epoca furono impeccabili. Grazie alle testimonianze raccolte riuscirono rapidamente a risalire all'auto con cui i banditi avevano raggiunto la casa, un taxi Mercedes rubato a qualche centinaio di chilometri di distanza. Su quel taxi c'era anche un telefono, utilizzato dai banditi per chiamare in Serbia: è da questa pista che gli inquirenti riusciranno a individuare e arrestare i due malviventi in pochi mesi, nell'autunno successivo.

Bairic riuscirà a fuggire, e morirà in un furioso scontro a fuoco con la polizia. Vrbanovic detto Manolo invece verrà catturato, processato e condannato a 40 anni di carcere: per le autorità serbe è morto di tumore nei primi mesi del 2014, ormai più di 6 anni fa. Anche se la famiglia Viscardi, e Guido in particolare, l'unico sopravvissuto, ha sempre chiesto ulteriori accertamenti, sul Dna e altro ancora, per sapere se colui che è stato seppellito sia davvero Manolo. Un incubo senza fine.

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