Le nostre scuole cadono a pezzi, ma noi ai libri preferiamo le bombe

L'editoriale

L'Italia è un paese piuttosto strampalato, non lo scopriamo di certo nell'Anno Domini 2019. Come strampalata è la sua classe politica: da destra a sinistra, il panorama è desolante; se ne salvano in pochi e non stanno nemmeno nelle posizioni che contano.

Il risultato più evidente è la cattiva gestione delle enormi risorse, che, malgrado tutto, la nostra economia riesce ancora a produrre. Un esempio sono i soldi riservati al settore educativo: la percentuale di spesa per l’istruzione, se rapportata alla spesa pubblica totale, pone l'Italia all'ultimo gradino d'Europa. Facciamo peggio persino della Grecia, uno Stato appena risollevatosi dalla bancarotta; non serve aggiungere altro.

Intanto, nel Bresciano, è un susseguirsi di episodi pietosi (quando non pericolosi), riguardanti la condizione delle nostre scuole. L'ultimo a Rovato, con gli studenti del liceo in sciopero perché pioveva in classe. Ma, sempre restando alla cronaca delle ultime settimane, non dimentichiamo il pesante cancello che si è staccato dai cardini al Don Raffelli di Provaglio d'Iseo: nessun bambino è rimasto ferito, ma è stata solo fortuna. Le notizie riguardanti il crollo di calcinacci dal soffitto delle aule non si contano nemmeno più: Orzivecchi, Desenzano e Palazzolo nel solo mese di ottobre.

Un paese che non investe nella scuola è un paese che ha rinunciato a credere nel proprio futuro e, soprattutto, in quello dei propri figli. La colpa è innanzitutto di chi ci governa: dalla nascita della politica spettacolo, con l'avvento di Craxi a metà degli anni '80, sono ormai più di 30 anni che i partiti guardano solamente al sondaggio del dopodomani. Vengono così realizzati provvedimenti di dubbio valore, dalle mance preelettorali di Renzi al reddito di cittadinanza, e si investe in opere totalmente inutili, come il tratto TAV Torino-Lione, che tanto piace a Salvini.

Ma se tutti promettono mirabilia, naturalmente infischiandosene del rapporto deficit/pil, nessuno pensa mai di tagliare la spesa più inutile che ci sia per l'Italia, quella militare. Anzi, nel corso del 2018 è persino aumentata del 4% rispetto all'anno precedente, arrivando a quota 25 miliardi di euro. I famosi cacciabombardieri F-35, il cui acquisto il Movimento 5 Stelle (partito volubile se ce n'è uno) aveva detto di bloccare, ci costeranno in tutto 14 miliardi di euro.

Perché la realtà è questa: possono andare in tv o sui social a urlare quanto vogliono, ma i nostri politici contano meno di niente e, quando NATO e Stati Uniti ordinano, sono obbligati ad aprire il portafoglio per comprare schiere di armamenti che non ci servano a nulla. Sempre se non vogliamo far sedere i nostri studenti sulle ogive vuote, quando le sedie inizieranno a marcire per la pioggia caduta in classe.

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