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Dagli "effetti collaterali" all'Ucraina: se la stampa fa politica con i morti

L'opinione

Le guerre sono morte e distruzione. Sono fosse comuni, donne stuprate, bambini uccisi sotto le bombe. Sono il sangue della povera gente, milioni di profughi, sono i soldati che sparano, sono i soldati feriti, torturati, gambizzati. Sono case distrutte, famiglie straziate, sono un fiume infinito di lacrime. Sono il massacro di Bucha, la devastazione di Mariupol', sono i 7 anni della guerra in Yemen e i suoi  370mila morti (il conto continua, grazie anche alle bombe italiane), sono i 200mila civili deceduti nella guerra in Afghanistan, sono le 109mila croci dell'invasione statunitense dell'Iraq, le 1.100 vittime libiche dell'attacco (a guida Nato) voluto dalla Francia.
La guerra è dunque questo, e chi la autorizza per attaccare uno stato sovrano è un criminale di guerra. Lo è Putin (ma non lo scopriamo oggi), lo sono Bush figlio e Blair, lo è Nicolas Sarkozy. Ma bando alle illusioni, nessuno mai li processerà: le grandi potenze militari – tra cui USA, Cina, Israele e Russia – non hanno mai aderito allo statuto della Corte penale internazionale de L'Aia.

Morte e distruzione, dicevamo. Fa piacere vedere che, con l'invasione dell'Ucraina, finalmente la stampa italiana si sia accorta di cosa sia una guerra. C'è da chiedersi dove fosse prima, o i morti sono meno morti, se tornano utili all'imperialismo statunitense ed europeo?
Con la caduta del muro di Berlino e l'avvento di un mondo post-ideologico, si sperava che l'informazione (almeno quella) potesse uscire da una logica da Guerra Fredda: "Siamo noi i custodi del bene, il resto buio, disumanità e miseria". La criminale e temeraria guerra di Putin ci ha mostrato che così non è stato: per ragioni diverse, ma, prima di tutto, perché dietro tanti editori ci sono potentati neoatlantisti ed economici-militari, alcuni dei quali con le guerre fanno lauti affari ("follow the money", insegnava Falcone per smascherare le grandi mafie).
Il conflitto in corso, inoltre, ci ha palesato quanto sia stata vergognosa l'informazione mainstream negli ultimi 30 anni: solo all'alba del 24 febbraio 2022 si è risvegliata e ha iniziato a fare il suo lavoro (raccontare le atrocità sul campo). E solo adesso che vengono attaccati gli interessi della Nato: prima erano tutti "effetti collaterali" anziché morti e, invece di guerre, un susseguirsi di "operazioni": "Antica Babilonia", "Harmattan", "Libertà duratura"; una lista lunghissima, senza dimenticare l'apoteosi della "esportazione della democrazia". È la neolingua orwelliana. 
Non che oggi regni l'obiettività. Se, da una parte, le menzogne sempre più grottesche del Cremlino vengono smascherate sistematicamente nell'arco di pochi minuti (ma quelle di Colin Powell andavano benissimo), dall'altra ogni 'tweet' di Zelens'kyj è rilanciato in prima pagina senza attendere la pur minima verifica, manco fosse un inviato dell'Associated Press e non il rappresentante di una delle parti in causa. E, visto che chiede la "no-fly zone" ogni cinque minuti nonostante il rischio di una guerra mondiale, sembra essere un rappresentante molto interessato a un'ulteriore escalation bellica.

Ad ogni modo, qui non si tratta di stabilire chi sia il colpevole – è uno solo: Vladimir Putin – ma del dovere morale di 'coprire' la guerra nella sua interezza, non di fare selezione su cosa si debba raccontare e cosa no; altrimenti non è giornalismo, è usare la morte per fare politica. L'attuale informazione ha comunque già buttato la maschera, non è e non sarà più credibile, perché se oggi è reportage altamente emotivo, domani tornerà a indossare le vesti del pompiere, di una propaganda interessata. Noi, gente semplice, non ci chiederemo mai per chi suona a morto l'ennesima campana, perché – ovunque si trovi – sempre vibrerà (griderà) come monito per l'umanità intera.

Ed è proprio all'umanità intera a cui il sangue versato in Ucraina chiede di aprire gli occhi sullo scontro mortifero in atto tra gli opposti imperialismi: dalla presunta "fine della storia" che attendeva l'umanità con la caduta dell'URSS, stiamo ora assistendo solamente all'ultima di una serie infinita di guerre, invasioni e devastazioni. Ricordiamoci che in questo lago di sangue prosperano non solo le dittature, ma anche le tante osannate democrazie occidentali, ovvero il nostro benessere e i nostri cospicui affari; in ultimo, la nostra libertà.

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