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Maiale da gettare nel forno per il processo Bozzoli, gli animalisti scrivono alla Corte d'Assise

La lega nazionale per la difesa del cane annuncia che presenterà un'istanza affinché venga revocata la decisione di ricorrere all'esperimento "shock" per far luce sulla scomparsa dell'imprenditore di Marcheno

Anche la Lndc - lega nazionale per la difesa del cane - si è mobilitata per cercare di far annullare l'esperimento deciso dalla Corte d'Appello di Brescia per far luce sulla scomparsa di Mario Bozzoli. Il prossimo 27 aprile, nella fonderia Gonzini di Provaglio, un maiale irrimediabilmente malato, di quelli con il destino segnato (così ha stabilito il giudice), sarà infatti sottoposto ad un prelievo del dna, poi ucciso, vestito con indumenti simili a quelli che Bozzoli indossava la sera della sua scomparsa, e infine gettato in un forno. L’esperimento giudiziale servirà per accertare se sia possibile che il corpo dell'imprenditore di Marcheno, nell'ipotesi che sia stato bruciato nella fonderia di famiglia, possa essere scomparso senza lasciare alcuna traccia.

“A brevissimo presenteremo un’istanza alla Corte affinché revochi la propria decisione di ricorrere a questo terribile esperimento - fa sapere in una nota Michele Pezone, legale e responsabile diritti animali di Lndc Animal Protection - . Poco importa che il giudice abbia disposto che si tratti di un animale malato e dal ‘destino segnato’, rimane comunque una scelta eticamente molto discutibile e inaccettabile. I grandi passi avanti fatti nel riconoscimento dei diritti animali negli ultimi decenni sono stati possibili proprio grazie alla giurisprudenza, grazie agli interventi di magistrati illuminati e consapevoli che gli animali sono esseri senzienti, come sancito anche dal Trattato di Lisbona. La decisione della Corte d’Assise di Brescia rischia di mandare un messaggio totalmente sbagliato e di rappresentare un clamoroso passo indietro proprio rispetto a questi diritti.”

“Questa notizia mi ha profondamente turbato e purtroppo è la dimostrazione che anche persone di cultura e di legge continuano a considerare gli animali come oggetti di cui disporre a proprio piacimento". È il commento di Piera Rosati, presidente Lndc, che prosegue: "Capisco il bisogno di fare giustizia per il presunto omicidio di un uomo, ma davvero non riesco a capire perché debba essere fatto sulla pelle di un animale che non ha nulla a che fare con questa drammatica vicenda. È a dir poco paradossale che per accertare la verità sull’uccisione di un essere vivente si debba ricorrere all’uccisione di un altro essere vivente, solo perché quest’ultimo è considerato di serie B e ‘sacrificabile’. Dov’è il rispetto della vita? Dov’è l’empatia? Dov’è l’umanità? Auspico fortemente che la nostra istanza venga accolta e che la Corte torni sui suoi passi, trovando altri metodi per verificare le ipotesi dell’accusa”. 

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