50mila euro per i presepi a scuola: la Costituzione tra il bue e l'asinello

L'editoriale

La Regione Lombardia ha approvato una delibera, intitolata "Il Presepe a Scuola", in cui stanzia 50mila euro per la realizzazione di presepi nelle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie, sia statali sia paritarie. 

Niente, proprio non ce la facciamo a diventare uno Stato laico, in cui la religione resti fuori dalle istituzioni pubbliche. Nelle nostre scuole ci sono bimbi cattolici, protestanti, sikh, musulmani, induisti, buddisti, ebrei, ma la giunta Fontana ha deciso che, anche lì, bisogna marcare il territorio con la Natività cristiana, usando la religione come la usano gli adulti: un tratto di distinzione. "Questa è innanzitutto la scuola dei bambini e dei ragazzi cattolici, voi bambini e ragazzi non siete tutti uguali" è il messaggio di fondo dell'iniziativa.

Tralasciando le scuole paritarie, in gran parte già confessionali e senza bisogno di ulteriori incentivi per portare la religione in classe, bisogna poi considerare una cosa: quei 50mila euro sono anche frutto delle tasse pagate dal ristoratore cinese confuciano (ce ne sono giusto un paio in Lombardia), del kebabbaro musulmano o - più semplicemente - dell'italiano ateo, che nulla vuol saperne di chiese, bibbie e sacerdoti. E, proprio quest'ultimo, magari preferirebbe vedere quei soldi spesi per comprare materiale scolastico - visto che sono anche i suoi soldi - e per far studiare matematica e inglese a suo figlio; non per realizzare le statuine del bue e dell'asinello.

Nella delibera, però, si legge che si dovranno utilizzare "materiali da riciclo". Per fare la stella cometa, si può sempre strappare una pagina dal libro della Costituzione italiana (sempre che ce ne sia uno a scuola): quella riservata all'Articolo 3, il più bello di tutti e mai rispettato, che spiega come tutti i cittadini abbiano la stessa dignità sociale, senza distinzione di sesso, razza, lingua e religione.

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