In memoria del piccolo Laurent, morto nel carrello di un supermercato

L'editoriale

Mercoledì mattina, a Parigi, nel carrello d'atterraggio di un aereo proveniente da Abidjan, in Costa D'Avorio, è stato trovato il cadavere di Laurent Barthélémy Ani Guibahi. Un ragazzino di 14 anni.
Le temperature scendono a -50 gradi tra i 9 e i 10mila metri di quota: il piccolo è morto congelato mentre cercava di raggiungere un sogno, così come muoiono annegati i disperati che cercano di attraversare il Mediterraneo: 1.277 nel solo 2019 (dato UNHCR al 23 dicembre). Per loro non c'era spazio su questa Terra: nelle profondità del cielo e del mare, c'è il cimitero di chi cerca una vita migliore.
Ma se il piccolo Laurent fosse stato un pacco di Amazon, sarebbe arrivato a destinazione tra le mani di un corriere, con la scritta "fragile" ben in mostra e protetto da un soffice pluriball, come tante bolle di sapone con cui forse non ha mai nemmeno giocato. Bastava il codice IBAN di una carta di credito e un semplice "invia" sulla schermata di un cellulare: saltellerebbe ancora felice nell'opulenta Europa.
Nell'economia capitalistica globale, la merce ha più diritti delle persone: basta pagare e può liberamente circolare, senza muri né barriere, senza il rischio di morire assiderata, o annegata. Laurent non è morto nel carrello d'atterraggio di un aereo, ma in quello di un supermercato.

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