Uccise la madre e il fratellino: dopo 18 anni Erika De Nardo si è sposata

Ha scontato la sua pena, da qualche anno è una donna libera: come riferisce don Mazzi, Erika De Nardo si è sposata con un ragazzo del lago di Garda

Erika De Nardo

Erika De Nardo si è sposata, dopo una lunga convivenza, con un ragazzo che abita in terra bresciana, nel Basso Garda: la notizia del suo matrimonio è stata confermata da don Antonio Mazzi, il fondatore della Fondazione Exodus, la comunità dove la giovane è stata ospite a lungo, proprio sul lago, a Lonato. “Ha una nuova vita, si è sposata – si è limitato a dire don Mazzi – Ha maturato la giusta consapevolezza, ora può continuare a vivere”.

Il delitto di Novi Ligure

Volto noto della cronaca nera italiana per l'episodio noto come “il delitto di Novi Ligure”, De Nardo nel febbraio del 2001, insieme al fidanzato di allora, Mauro Favaro detto Omar, uccise con più di 100 coltellate, sferrate con una lama da cucina, la madre Susanna Cassini detta Susy e il fratellino Gianluca, che all'epoca aveva appena 11 anni. Secondo l'accusa i due giovani avrebbero progettato di uccidere anche il padre Francesco De Nardo, ma se ne andarono prima di completare l'opera. 

Erika all'epoca aveva soltanto 16 anni: nel dicembre del 2001 venne condannata in primo grado a 16 anni di reclusione. La pena fu confermata sia in appello che in cassazione: mentre era in carcere, De Nardo si è laureata in filosofia (nel 2009, con una tesi su Socrate) ed è stata definitivamente scarcerata nel dicembre del 2011, dunque dopo 10 anni di reclusione. Anche Omar oggi è un uomo libero: è stato scarcerato nel marzo del 2010.

Ospite della comunità Exodus di Lonato

In quegli anni Erika è stata anche “ospite” della comunità di Lonato gestita dalla Fondazione Exodus di don Mazzi. A quanto pare si è davvero rifatta una vita: ha trovato un fidanzato, un lavoro nel negozio del suo nuovo compagno, adesso anche il matrimonio. Proprio don Mazzi, dalle pagine di Famiglia Cristiana, ha chiesto che sulla vicenda possa ora calare un doveroso silenzio: e cita l'esempio del padre di Erika, Francesco, che mai è voluto apparire pubblicamente. 

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Le parole di don Mazzi

“Nella mia ingenuità – scrive don Mazzi – credevo fosse consolante pensare che un padre e una figlia, usciti da dolori immensi, oggi fossero sereni, per non essere stati travolti dai fatti e soprattutto da tutta la cattiveria e il fango che la cosiddetta opinione pubblica ha scaricato, senza un minimo di umanità, sull'infinito dolore per un verso e sull'inspiegabile massacro per l'altro. Ma se devo essere sincero fino in fondo, dovrei dire che ancora una volta pare che il bisogno di trasformare i dolori più tremendi in un romanzo giallo sia più grande della fame di convivenze serene”. 

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