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Venerdì, 19 Aprile 2024
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"Rosa e Olindo sono innocenti", a Brescia potrebbe riaprire il processo

Condannati all'ergastolo per la strage di Erba

C'è chi vorrebbe riaprire il caso (anzi, il processo) sulla strage di Erba (Como) dell'11 dicembre 2006 in cui vennero uccisi la giovane mamma Raffaella Castagna, il figlio Youssef di soli 2 anni, la nonna del piccolo, Paola Galli, e la vicina di casa Valeria Cherubini. Per quanto accaduto sono stati condannati in via definitiva all'ergastolo (dopo tre gradi di giudizio) i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, ancora in carcere per gli omicidi. E' ormai pubblica la notizia della domanda di revisione del processo che sarà presentata alla Corte di Appello di Brescia da parte della difesa di Romano e Bazzi: ma è da qualche giorno che si parla anche di Cuno Trasfusser, sostituto procuratore della Corte di Appello di Milano che ha già firmato la richiesta di revisione, "in tutta coscienza - ha spiegato - per amore di verità e giustizia e per l'insopportabile pensiero che due persone, probabilmente vittime di errore giudiziario, stiano scontando l'ergastolo".

Olindo Romano e Rosa Bazzi, sentiti prima come testimoni, vennero fermati l'8 gennaio 2007. Contro di loro la macchia di sangue trovata sull'auto di Olindo, quindi il riconoscimento da parte di Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage (e morto pochi mesi fa). "Siamo stati noi", ammetteranno il 10 gennaio, assumendosi la responsabilità della mattanza. Caso chiuso per la giustizia italiana, almeno fino ad oggi.

Lo sfogo dei fratelli Castagna

"Abbiamo vissuto anni di processi, visto decine di periti, ascoltato centinaia di ore di dibattiti, non 10 minuti di trasmissione tra uno stacchetto e l'altro ma davanti a una corte di primo grado a Como, di secondo grado a Milano, una corte di cassazione a Roma - scrivono Pietro e Beppe Castagna, parenti delle vittime - Tutto questo in anni di processo, tre gradi di giudizio davanti a 26 giudici, davanti a noi i parenti di chi è morto, non le telecamere, non quel perverso meccanismo che deve solo vendere torbide e vigliacche menzogne. [...] Per noi la verità è solo una. Consentiteci di essere indignati e increduli nel sentire gente che definisce i colpevoli come innocenti vittime. Questo gigante buono e questa gracile signora hanno ucciso brutalmente nostra madre, nostra sorella, nostro nipotino, la signora Valeria, hanno tentato di uccidere il signor Mario, spezzando pochi anni dopo la sua vita e la vita di nostro padre, facendo vivere a me e a Beppe, a Elena e Andrea Frigerio un incubo continuo".

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