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Venerdì, 20 Maggio 2022
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Donne vittime di violenze: è boom di richieste d'aiuto al 1522

Secondo le rilevazioni Istat, nel 2021 le chiamate valide sono state 36.036, il 13,7% in più dell’anno precedente. Si potenzia la rete di aiuto, ma i posti letto nelle case che ospitano le vittime sono ancora pochi. Forti squilibri tra Nord e Sud

Sono disperate, vittime spesso di soprusi da parte di compagni o ex, ma trovano il coraggio di chiedere aiuto. Nel 2021 è aumentato il numero delle chiamate (valide) giunte al 1522, il numero gratuito e attivo 24 h su 24 che accoglie con operatrici specializzate le richieste di sostegno delle vittime di violenza e stalking. Sono state 36.036 le chiamare nel 2021, pari a +13,7% rispetto al 2020 (31.688). Lo mette nero su bianco l'Istat, che ha reso noti oggi 13 maggio, i risultati delle indagini effettuate nel 2021 e riferite alle attività svolte nel 2020 per la protezione e l’accoglienza delle donne sopravvissute alla violenza. 

Le chiamate al 1522

Nel 2021 le chiamate valide sono state 36.036, il 13,7% in più dell’anno precedente (31.688). Da considerare che nel 2020, anche a causa del periodo di lockdown, si è registrato un boom di chiamate valide tale da determinare un incremento del 48,8% rispetto al 2019. In aumento anche le chiamate da vittime (16.272, +3,6% sul 2020).

I motivi principali di chiamata sono le richieste di aiuto da parte delle vittime della violenza (32,7%), le richieste di informazioni sui centri antiviolenza (14,4%) e sul 1522 (26%). Queste ultime sono in deciso aumento nel 2021 (+6,4%) mentre diminuiscono le chiamate per richiesta di aiuto da parte delle vittime (-4%) e le richieste di informazioni sui Centri antiviolenza (-1,2%).

Nel 2021 si registra un lieve aumento della percentuale di chiamate fatte da parenti, amici e conoscenti delle vittime e di altri operatori. Tra gli operatori aumentano le chiamate da parte delle forze dell’ordine (+11,5%) e dei servizi scolastici (+1,6%). Il 64,4% delle chiamate da parte delle forze dell’ordine è per richieste di informazioni sul servizio 1522 o sui centri antiviolenza, il 22,8% per segnalare un caso di violenza. I contatti da parte di strutture scolastiche sono quasi esclusivamente per segnalazioni di casi di violenza.

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Rifugi sicuri

Nel 2020 è cresciuta l’offerta di servizi sia dei Centri antiviolenza (cav) sia delle Case rifugio per le donne maltrattate. In particolare sono state aperte 12 nuove case e 11 centri antiviolenza. Ci sono però forti differenze territoriali: al Nord si concentra la quota maggiore di case rifugio
(70,2%, 257 in valore assoluto) e il 41,7% dei Centri antiviolenza (146).

Sia le case rifugio sia i centri antiviolenza sono raggiungibili h24 nella gran parte dei casi: l’85,5% delle case rifugio (87,5% nel 2019) e il 71,9% dei centri antiviolenza (come nel 2019). La maggioranza delle case (83,5%) e tutti i centri hanno almeno un locale idoneo a garantire lo svolgimento delle attività nel rispetto della privacy delle utenti.

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Quanti Sos nel 2020

Secondo il report Istat, nel 2020 sono 54.609 le donne che hanno contattato almeno una volta i Centri antiviolenza, 3.964 in più rispetto al 2019. Quelle che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza con i centri antiviolenza che aderiscono all’intesa Stato-.Regioni sono invece 30.359, 20.223 delle quali (66,1% del totale delle donne prese in carico) hanno avviato l’iter nel 2020 (69,1% l’anno precedente). La
percentuale di donne straniere in carico è del 27,7%.

L'effetto del lockdown violenze

Le restrizioni dovute alla pandemia hanno portato a una diminuzione delle donne ospitate presso le case rifugio nel 2020, sia per la capienza ridotta delle strutture (norme anticontagio) sia per la maggiore difficoltà nell'allontanare la donna dal nucleo originale.

Le donne ospitate (1.772) sono circa il 19,2% in meno rispetto al 2019; il trend precedente il periodo della pandemia era invece in crescita (da 1.786 nel 2017, primo anno di rilevazione, fino a 2.193 nel 2019). Nel corso del 2020 sono state accolte 1.254 donne (1.763 nel 2019 e 1.565 nel 2018), in particolare 75 hanno dichiarato che la violenza si è manifestata in seguito all’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.

La situazione è diversificata a livello territoriale. Il calo maggiore si ha nel Nord-ovest (-37,8%) e nel Centro (-27,7%). Anche il Nord-est (fatta eccezione per la provincia autonoma di Trento) mostra un importante calo di donne accolte (-26,1%), malgrado l’aumento delle Case rifugio (da 85 del 2019 a 91 del 2020). Solo in Abruzzo, Molise, Calabria e provincia autonoma di Trento si osserva una crescita nel numero di donne accolte a fronte di un numero di case rifugio rimasto inalterato o cresciuto di poche unità rispetto al 2019. La quota di straniere tra quelle ospitate in casa rifugio rimane alta, il 67% nel 2020 dal 65% nel 2019.

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Pochi posti letto

Ancora insufficiente il numero di posti letto. Nel 2020, le 242 Case rifugio rilevate sul territorio hanno, in media, 7,6 posti letto autorizzati (7,7 nel 2019) mentre sono 8,8 quelli effettivamente attivati (9,4 nel  2019).Nonostante la flessione del numero di donne accolte nel corso del 2020, i posti letto autorizzati non sonoancora sufficienti a soddisfare la domanda di ospitalità; per questo motivo le Case rifugio si trovano  costrette ad aumentare l’offerta attivando, laddove è possibile, nuovi posti letto. Il numero medio di posti letto effettivamente attivati è, per esempio, più del doppio degli autorizzati in Umbria (da 14 a 34), decisamente maggiore nella Provincia autonoma di Bolzano (da 12 a 21,2 letti utilizzati) e in Campania (da 5,9 a 9,1 letti effettivamente attivati in media). 

Le donne restano nella Casa rifugio in media 137 giorni (127 nel 2019); l’unica area in cui si registra una riduzione del tempo di permanenza è il Nord-ovest (da 150 a 145 giorni) mentre il Nord-est registra la crescita più pronunciata (da 109 a 137). Il valore più basso di permanenza si rileva in Calabria (67 notti), quello più alto in Toscana (184 notti).

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