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Domenica, 14 Aprile 2024
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Arriva il decreto lavoro: di quanti euro aumenteranno gli stipendi

Il pacchetto di misure sarà annunciato nelle prossime ore da Giorgia Meloni

È pronto il decreto lavoro che il governo Meloni vuole emettere proprio oggi, lunedì 1º maggio, quando è stato appositamente convocato un consiglio dei ministri: più risorse per il taglio al cuneo fiscale. Domenica sera la premier lo ha illustrato ai sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Il nuovo pacchetto lavoro potrà contare nel 2023 su circa 3,4 miliardi destinati per la gran parte a un nuovo taglio del cuneo fiscale. Si punta a rafforzare la tenuta del potere d'acquisto delle retribuzioni, pur se solo in via temporanea.

Il taglio del cuneo fiscale nel decreto lavoro

Occhi puntati, dunque, sul taglio del cuneo fiscale, ovvero sull'intervento sulle retribuzioni lorde con tetto 35mila euro, che entrerà in azione da luglio a novembre. L'aumento medio mensile potrebbe oscillare tra 80 e 100 euro in busta paga. Il taglio al cuneo fiscale e contributivo salirà di ulteriori quattro punti per i lavoratori con retribuzioni lorde fino a 35mila euro.

Ma attenzione, c'è un elemento che forse non è stato evidenziato a dovere nei giorni scorsi. L'intervento ipotizzato nel decreto lavoro (e bisogna in ogni caso aspettare il testo definitivo in gazzetta ufficiale) è una tantum e varrà per il periodo luglio-novembre, dunque cinque mesi, anziché gli otto mesi (maggio-dicembre) originariamente previsti dal governo (che sperava di riuscire a uniformare il taglio di 4 punti per tutti fino a fine 2023).

L'intervento si somma a quello già previsto nella manovra e in vigore da gennaio, vale a dire un taglio di tre punti di cuneo per i lavoratori dipendenti fino a 25mila euro di retribuzione lorda annua, e la conferma di due punti nella fascia retributiva tra 25 e 35mila euro. In sintesi, il taglio del cuneo per il periodo luglio-novembre sarà pari a sette punti complessivi (tre più i nuovi quattro) per i dipendenti che hanno fino a 25mila euro di retribuzione lorda e di sei punti (due più quattro) nelle retribuzioni tra 25 e 35mila euro.

Quanti soldi in più si vedranno in busta paga?

Ma, in soldoni, quanti euro in più del previsto si vedranno in busta paga? Secondo le simulazioni dello studio De Fusco Labour & Legal, riportate oggi dal Sole 24 Ore, "per un lavoratore con una retribuzione di 25mila euro, la riduzione del 2% del carico dei contributi previdenziali che gravano sul dipendente, operata dal governo Draghi e confermata al rialzo (con un punto in più) dal governo Meloni ha prodotto un beneficio di 41,15 euro mensili, ma considerando che l'ulteriore taglio del 4% produce un vantaggio di 54,87 euro, il totale del risparmio per il lavoratore ammonta a 96,03 euro mensili, la cifra proiettata su 5 mesi di durata dell'una tantum equivale a 480,13 euro".

Nel caso di un lavoratore con una retribuzione annua di 20mila euro, gli interventi dell'esecutivo Draghi confermati con una maggiorazione dal governo Meloni producono un vantaggio di 32,92 euro, con l’ulteriore sforbiciata del 4% del cuneo arrivano ulteriori 43,90 euro, quindi in totale il vantaggio per il lavoratore è di 76,82 euro mensili, proiettati sui 5 mesi dell'anno sono 348,10 euro.

Se si prende invece il caso di un lavoratore con retribuzione di 35mila euro, il taglio attuale del cuneo di 2 punti vale 32,85 euro. Dunque il taglio ulteriore di 4 punti secondo i calcoli dello studio dell'esperto del quotidiano di Confindustria, Enzo De Fusco, equivale a 65,70 euro mensili in più, che portano il vantaggio totale da luglio a 98,56 euro mensili, in cinque mesi 492,78 euro.

Come detto, si tratta di interventi temporanei. Poi da dicembre si torna alla situazione attuale, conservando però fino a fine 2023 l'attuale sforbiciata di 2 o 3 punti (varia in base alla retribuzione). Il finanziamento del taglio del cuneo fiscale nel 2024 sarà il punto più caldo probabilmente della prossima legge di bilancio.
Cos'è il taglio del cuneo fiscale

Il cuneo fiscale, secondo la definizione fornita dall'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), è "il rapporto tra l'ammontare delle tasse pagate da un singolo lavoratore medio e il corrispondente costo totale del lavoro per il datore". In parole più semplici, si tratta della differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro per il dipendente e la busta paga netta incassata da questi.

La nuova tassazione dei "fringe benefit" per chi ha figli

Il Dl lavoro prevede l'azzeramento delle tasse sui cosiddetti "fringe benefit" fino a 3.000 euro per i lavoratori con figli. "Non concorrono a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti con figli a carico nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell'energia elettrica e del gas naturale entro il limite complessivo di euro 3.000", si legge nella bozza del decreto. La spesa prevista è pari a 142 milioni di euro per l'anno 2023, 12,4 di euro per l'anno 2024.

Il nuovo Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza verrà sostituito dall'assegno di inclusione: scatterà dal 2024 e avrà un fondo di 5,5 miliardi che arriveranno, a regime, a 6,4 miliardi nel 2033. La bozza del decreto legge lavoro prevede che "ai fini dell'erogazione del beneficio economico dell'assegno di inclusione è autorizzata la complessiva spesa di 5.472,7 milioni di euro per l'anno 2024, 5.695,0 milioni di euro per l'anno 2025, 5.623,6 milioni di euro per l'anno 2026, 5.733,6 milioni di euro per l'anno 2027, 5.844,7 milioni di euro per l'anno 2028, 5.958,0 milioni di euro per l'anno 2029, 6.073,6 milioni di euro per l'anno 2030, 6.191,4 milioni di euro per l'anno 2031, 6.311,6 milioni di euro per l'anno 2032, 6.434,1 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2033"

Il Reddito di cittadinanza prosegue nel 2023 con una spesa di 384 milioni quest'anno, mentre per lo "Strumento di attivazione al lavoro", che entrerà in vigore il primo settembre, è prevista una spesa di 276 milioni nel 2023 e di 2,1 miliardi nel 2024, spesa per poi diminuire negli anni successivi.

Fonte: Today.it

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