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Pensioni, stipendi, bollette e benzina: cosa succede con la crisi del governo Draghi

Molte misure sui tavoli di Palazzo Chigi o delle Camere potrebbero subire uno stop a causa delle tensioni politiche che hanno aperto una crepa nell'esecutivo

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha deciso di dimettersi dopo che il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte non ha votato la fiducia sul decreto legge Aiuti al Senato. Dimissioni respinte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha chiesto al premier di valutare la tenuta del governo nella "sede propria", cioè in Parlamento. Nei prossimi giorni, a partire da mercoledì 20 luglio, quando Draghi si presenterà in Parlamento per spiegare ai partiti le motivazioni alla base della sua scelta, vedremo a quale esito porterà lo strappo apertosi nella maggioranza.

Sta di fatto che sono molte le misure sui tavoli di Palazzo Chigi e delle Camere a rischio stop o rallentamenti per la crisi di governo. Di quali dossier e riforme parliamo, e cosa potrebbe succedere? Andiamo con ordine. In primis, è fondamentale la partita sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che per l'Italia vale in tutto 191 miliardi di euro. Varate le norme generali, nella fase operativa i programmi diventeranno azioni concrete: da qui a fine anno devono ancora essere raggiunti 55 obiettivi, su 100 totali previsti per il 2022. Per centrare gli obiettivi del Pnrr, Il Parlamento sta lavorando a misure importanti, come la delega fiscale per la riforma del sistema tributario, che dopo mesi di incertezza era riuscita a superare il nodo sul catasto arrivando in commissione al Senato.

Le misure a rischio stop

Tra le misure a rischio stop o rallentamenti per la crisi di governo ci sono quelle che riguardano i carburanti, le bollette, le buste paga. Il prossimo 2 agosto scade il taglio di 30 centesimi delle accise su benzina e gasolio. Solo poche ore prima della scelta di dimettersi, Mario Draghi aveva annunciato l'arrivo entro fine luglio di un "provvedimento corposo" con nuovi interventi contro il caro energia. Anche le misure ora in vigore per mitigare il costo delle bollette sono in scadenza. Gli oneri di sistema sono bloccati solo fino a settembre, ma per una proroga serve un nuovo intervento. In attesa di capire l'evoluzione di questa crisi di governo, è probabile che queste scadenze non saranno rispettate. 

Le buste paga, il bonus da 200 euro e le pensioni

Non solo, perché Draghi aveva annunciato l'arrivo di riforme strutturali nei prossimi mesi in tema di sostegno al reddito. Tra queste, il tanto invocato taglio del cuneo fiscale, che si traduce nella differenza tra lordo e netto della busta paga. Il presidente del Consiglio puntava ad inserire il taglio del cuneo fiscale nella prossima manovra finanziaria. A settembre, prima di valutare quali interventi mettere in campo e soprattutto con quali fondi, si deve stilare il nuovo quadro di previsioni. E non è finita qui. Secondo alcune indiscrezioni, il governo di Draghi stava pensando di estendere di almeno un mese l'erogazione del bonus 200 euro. Al momento il decreto Aiuti pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 17 maggio prevede che l'indennità sia riconosciuta soltanto una volta.

Anche le pensioni rimangono un'incognita, uno dei nodi da sciogliere. A breve scadranno quota 102, l'ape sociale e opzione donna. Questi ultimi due meccanismi potrebbero essere prorogati, mentre si sta cercando un nuovo regime per consentire una maggiore flessibilità in uscita. Senza un ulteriore intervento si tornerebbe alla legge Fornero.

Ius scholae, suicidio assistito e cannabis

In calendario per luglio, alla Camera, c'è la discussione sullo ius scholae, che prevederebbe la possibilità per i minorenni stranieri di richiedere la cittadinanza italiana dopo aver frequentato le aule scolastiche per almeno cinque anni. Una riforma divisiva, con M5s e Pd favorevoli ma il centrodestra contrario. Stesso calendario e stesse divisioni politiche per la norma che prevederebbe la legalizzazione della coltivazione domestica di modeste quantità di cannabis. E c'è anche il suicidio assistito su cui legiferare: dopo il primo via libera della Camera a marzo, la legge sul tema è adesso in commissione a Palazzo Madama, dove però i numeri a favore sono più risicati che a Montecitorio.

E con l'eventuale caduta ufficiale del governo si congelerebbe anche la possibilità di legiferare sul doppio cognome, così come sollecitato dalla Corte costituzionale che è intervenuta per sancire la possibilità di aggiungere quello materno. A rischio stand-by anche le norme che rivedrebbero l'ergastolo ostativo, cioè il divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti di detenuti che non collaborano con la giustizia.

Fonte: Today.it

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