Zona rossa, il malumore dei sindaci bresciani: "Vogliamo dati precisi"

Accolti dal Prefetto di Brescia i primi cittadini dei Comuni della nostra provincia: le loro richieste

La protesta dei sindaci bresciani davanti a palazzo Broletto ©Bresciatoday.it

Divisi da colori e fede politica. Uniti contro la decisione del premier Conte di fare di tutta la Lombardia un’unica zona rossa. I sindaci bresciani non ci stanno: i numeri della nostra provincia non sarebbero paragonabili a quelli della prima ondata e non sarebbe giusto considerare area ad altissimo rischio tutta la regione.

Molti dei primi cittadini del Bresciano, nel primo pomeriggio di giovedì, si sono presentati a palazzo Broletto per illustrare tutte le perplessità e avanzare richieste, univoche, a Regione Lombardia e governo. 

La prima è quella di avere informazioni chiare e trasparenti sui 21 parametri utilizzati per la valutazione e la definizione delle aree ad alto rischio. I sindaci chiedono infatti a gran voce “di avere tutti i dati necessari per rappresentare e tutelare il territorio che amministrano”, si legge nella lettera, inviata al ministro della Salute Speranza e al presidente di Regione Lombardia Fontana, al termine della lunga riunione con il prefetto di Brescia.

In buona sostanza i sindaci chiedono di conoscere, oltre ai 21 parametri, gli indici Rt della provincia e della città capoluogo nella settimana appena conclusa. Informazioni utili per capire se davvero il Bresciano sia davvero da considerarsi zona rossa.

"Non siamo animati da uno spirito di ribellione ma, al contrario, da uno spirito di conoscenza e trasparenza: chiediamo informazioni precise sui 21 parametri e che questi 21 parametri vengano calati provincia per provincia, in modo tale che sia sindaci sia i cittadini abbiano contezza della reale situazione epidemiologica", ha spiegato il sindaco di Brescia Emilio Del Bono (qui l’intervista completa).

Informazioni "necessarie per poter poi valutare se chiedere una differenziane sub-regionale, prevista dal Dpcm, per la definizione delle aree di rischio - ha proseguito Del Bono- . Se tali indicatori ci dicono che il nostro territorio è in una situazione meno critica di altre province, non ha senso che il Bresciano venga considerato come zona rossa."

Queste le perplessità: "Ci sono alcuni indicatori come la l’occupazione dei posti letto negli ospedali e in terapia intensiva che risentono della gestione regionale della sanità: i nosocomi bresciani ospitano pazienti di Milano, Monza e Varese, ed è chiaro che questo non è un indicatore dell'andamento dei contagi sul territorio e vogliamo capire che peso ha avuto questo parametro sulla decisione del governo ", ha concluso Del Bono, tra gli applausi dei sindaci presenti. 

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