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"Con la variante inglese si può arrivare a 50-60 mila casi in 2-3 settimane"

L'estate scorsa sarebbe stata l'occasione per mettere fine al virus, secondo il microbiologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti

Il pericolo della diffusione delle varianti di Coronavirus preoccupa medici ed epidemiologi. "Adesso siamo in una situazione difficile - ha spiegato Andrea Crisanti, microbiologo dell'Università di Padova, intervistato dall'AdnKronos -. Probabilmente la crisi di governo non ha aiutato in un momento d'incertezza. Ma il vero problema è stato non fare il lockdown a Natale. Se lo avessimo avuto non staremmo qui a parlare di minaccia varianti di Sars-CoV-2. Non le avremmo le varianti in casa. Adesso è complicato. I casi di Portogallo, Israele, Inghilterra ci hanno dimostrato che la variante inglese, se lasciata libera, è in grado di portarti in alto i numeri. Si può arrivare a 50-60mila casi in 2-3 settimane". Il professore ha inoltre spiegato che nel suo laboratorio, fino a fine dicembre, la variante si è vista solo in un caso sporadico. All'inizio si trattava di pazienti provenienti dall'Inghilterra, poi pian piano i contagi si sono diffusi e i numeri sono cresciuti, fino ad arrivare al 17/18 per cento dei casi totali.

"È passato quasi un anno" da quando l'Italia ha scoperto il suo 'paziente 1' di Covid-19 a Codogno, "e siamo qui ancora a misurarci col virus” argomenta Crisanti. "Visto quello che stava succedendo durante l'estate, a giugno-luglio ho pensato: qui non ne usciamo. E infatti ne sono convinto, stiamo pagando gli sbagli fatti" nella bella stagione. "Era lì il momento di svolta decisivo, abbiamo perso l'opportunità per mettere la parola fine, per diventare come la Nuova Zelanda o la Corea del Sud. Invece di 'tutti in vacanza', bisognava blindare l'Italia e fare un investimento senza precedenti per potenziare il tracciamento e la capacità di fare test". 

Crisanti: "Con le varianti servono lockdown chirurgici" 

"Se non si adottano misure di contenimento, se rimaniamo tutte zone gialle, con zone bianche, possiamo arrivare a 30-40mila casi al giorno verso metà marzo - ha spiegato Crisanti ai microfoni di "Un giorno da pecora" su Rai Radio 1 -  Bisogna anticipare, altrimenti poi c'è un prezzo da pagare". Relativamente alle chiusure, secondo il professore "le zone rosse funzionano, però è chiaro che se abbiamo focolai con variante brasiliana o sudafricana non basta: bisogna proprio chiudere, essendo severissimi". Il rischio è, a parere di Crisanti, quello di neutralizzare l'arma contro il virus, poichè il vaccino risulterebbe molto meno efficace contro queste varianti. "Ci sono un paio di focolai di brasiliana, in Umbria e Abruzzo, dove ci sono delle zone rosse - ha concluso il microbiologo - ma bisognerebbe proprio chiudere". Per il professore bisognerebbe mettere in campo un vero e proprio "lockdown chirurgico".

Fonte: Today.it

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