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Coronavirus: "Chi non si vaccina rischia il licenziamento"

Ne è convinto Raffaele Guariniello, ex magistrato ed esperto di sicurezza sul lavoro. La sua tesi si basa sull'articolo 279 del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro.

Le prime dosi verrano somministrate dopo Natale: domenica 27 dicembre comincia, simbolicamente, la campagna vaccinale anti-Covid. Sebbene il vaccino rappresenti un'importate arma -l'unica per ora a disposizione - per sconfiggere il virus e tornare lentamente alla normalità sono tanti i cittadini - ma non mancano medici e operatori sanitari - che proclamano di non volersi vaccinare. Nessuno obbligo, ma la scelta di non sottoporsi al vaccino potrebbe comunque costare parecchio cara: si rischierebbe addirittura il licenziamento.

Lo sostiene l'ex magistrato Raffaele Guariniello, esperto di diritto alla salute, in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano. Il giurista spiega che "non è un'indicazione morale, è ciò che prevede la legge". Il fondamento della sua convinzione risiede infatti nell'articolo 279 del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, che impone al datore di lavoro di mettere a disposizione “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico, da somministrare a cura del medico competente”. 

"Il Covid-19 rientra tra gli agenti biologici, peraltro compreso nel gruppo dei più insidiosi, come stabilito da due decreti legge che hanno recepito una direttiva europea. Quindi, a norma di legge, essendo – come speriamo tutti – ora a disposizione un vaccino per il Covid (l’agente biologico), il datore di lavoro è tenuto a mettere “a disposizione” vaccini efficaci. Stiamo parlando di milioni e milioni di persone, dipendenti (e non) privati e pubblici."
 
E la stessa norma, continua Guariniello, impone al datore di lavoro l’allontanamento temporaneo del lavoratore in caso di inidoneità alla mansione su indicazione del medico competente. E qui sta il punto: "La legge prevede l’obbligo di allontanare il lavoratore e di adibirlo ad altra mansione, ma solo “ove possibile”. La Cassazione ritiene che tale obbligo di repechage (ripescaggio) non può ritenersi violato quando la ricollocazione del lavoratore in azienda non è compatibile con l’assetto organizzativo stabilito dall’azienda stessa.  Insomma, il datore di lavoro è obbligato a predisporre misure organizzative per tutelare il lavoro, ma se questo non è possibile si rischia la rescissione del rapporto di lavoro". Questo non oggi, ma una volta decaduto il divieto di licenziamento, conclude l'ex magistrato. 

Nel frattempo il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri ha fatto sapere che le dosi del 27 dicembre, 9.750, devono essere usate entro quattro giorni. Nella settimana che inizia il 28, inoltre, arriveranno 450 mila dosi, che verranno portate nei 300 punti di somministrazione individuati dalle regioni. Nei giorni successivi arriveranno le altre fiale, fino a un totale di 1,8 milioni.

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