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Raccolta fondi Covid-19, indagati tre imprenditori: nei guai anche un prete

L'inchiesta che fa tremare la provincia di Cremona: ipotesi di truffa e appropriazione indebita nei confronti di tre imprenditori – Renato Crotti, Cristiano Bozzoli e Attilio Mazzetti – impegnati nella raccolta fondi Covid

Foto di repertorio

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa, autoriciclaggio e appropriazione indebita: se le notizie trapelate fino ad oggi fossero anche solo in parte confermate, per la Lombardia colpita dal Covid-19 sarebbe uno scandalo non da poco. La Procura di Cremona ha indagato tre noti imprenditori – Renato Crotti, Cristiano Bozzoli e Attilio Mazzetti – che da coordinatori della raccolta fondi milionaria per il coronavirus avrebbero speso e trasferito parte di quei soldi per scopi e usi personali.

In queste ore sono in corso le perquisizioni della Guardia di Finanza, che avrebbe già “visitato” le abitazioni e le proprietà dei tre indagati. Il suo ruolo ancora non è chiaro, ma nella requisitoria della Procura non manca il nome del prete don Alberto Mangili, che in qualche modo potrebbe aver collaborato nella “distrazione” del denaro, fingendo che questo venisse trasferito a favore di una cooperativa.

Movimenti sospetti per decine di migliaia di euro

In particolare, sarebbero stati versati l'equivalente di “750 pasti caldi”, ma che poi non sarebbero mai stati cucinati, preparati o consegnati. Tra gli altri movimenti sospetti (da decine di migliaia di euro alla volta) si segnalerebbero un bonifico da oltre 28mila euro a favore dell'azienda di Bozzoli, e altri soldi trasferiti in conti esteri, dalla Bulgaria alla Gran Bretagna.

A supervisionare le operazioni, almeno secondo la Procura, ci sarebbe stato Renato Crotti, direttore della Fondazione Arvedi Buschini – legata al nome delle celebri acciaierie, completamente estranee alla vicenda – e definito dagli inquirenti “gestore di fatto” della onlus “Uniti per la provincia di Cremona”, l'associazione che nei mesi si è occupata di raccogliere fondi donati dai cittadini per l'emergenza sanitaria. In tutto circa 4 milioni di euro, di cui più di 100mila – almeno per ora, e secondo gli inquirenti – sarebbero stati utilizzati in modo tutt'altro che consono alla solidarietà.

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