Coronavirus, l'immunologa: "Test sierologici e patente immunità strada sbagliata"

Molti scienziati si oppongono ai test e alla patente d'immunità. Tra loro anche Antonella Viola, immunologa e direttore scientifico dell’Istituto di ricerca pediatrica Irp-Città della Speranza. Ecco le loro ragioni

Foto d'archivio

Da una parte c'è chi diffonde speranza e ottimismo rivelando le conclusioni di uno studio cinese che mostra come il 100% dei  guariti abbia sviluppato gli anticorpi . Dall'altra chi continua ad opporsi ai test sierologici e alla cosiddetta patente d'immunità. Anche il dibattito della comunità scientifica in tema di Coronavirus è piuttosto acceso. Del resto le conoscenze a disposizione sono ancora troppo poche per arrivare a delle conclusioni definitive.

"Seppure in quantità variabili, i pazienti guariti da Covid-19 producono anticorpi contro il virus. Questo è bene perché rende affidabile la diagnosi sierologica e, se gli anticorpi fossero proteggenti, promette bene per l'immunità". Secondo il celebre virologo Roberto Burioni, che lo ha annunciato su Twitter, è una "buona notizia" quella che arriva da uno studio cinese su 'Nature Medicine', firmato da un gruppo di scienziati della Chongqing Medical University.

Ma altri esperti non sono così ottimisti. "Come scienziati ci siamo opposti ai test sierologici e alla patente di immunità: è un'idea sbagliata. Il test sierologico non significa che la persona è protetta". Ha ribadito Antonella Viola, immunologa e direttore scientifico dell’Istituto di ricerca pediatrica Irp-Città della Speranza nel suo intervento al webinar 'Emergenza Covid-19: comunicazione e informazione ai tempi del coronavirus tra infodemia e fake news', promosso da Rarelab, società editrice della testata giornalistica Osservatorio Malattie Rare. 
"Questo è un momento in cui serve dare tempo alla scienza, non correre alle conclusioni. E dare informazioni quando sono state verificate", ha evidenziato.

L'immunologa ha spiegato il perché dell'opposizione di molti scienziati ricordando che "uno dei punti importanti è capire se gli anticorpi sviluppati dall'organismo colpito dal Covid-19 sono capaci davvero di proteggere e quanti ne devo avere per essere protetta. Quindi - ha osservato - c'è un discorso sulla quantità e sulla durata nel tempo: questa protezione si estingue nell'arco di 1-2 mesi o per qualche anno? Questo è un aspetto importante da indagare perché ha un impatto sulle scelte di salute pubblica futura".

"Il virus entra e stimola il sistema immunitario, ma perché ci sia un'immunità nel tempo non basta stimolarlo: va fatto nel modo giusto - ha sottolineato Viola - Portare alla stimolazione dell'immunità adattiva che è diversa da quella che controlla l'infiammazione. Serve sviluppare anticorpi che possono bloccare il virus, ma bisognerà poi capire chi sviluppa anticorpi e chi no. E' stato infatti dimostrato - ha concluso - che in alcuni soggetti gli anticorpi sono capaci di bloccare il coronavirus, in altri casi ancora va dimostrato che se sono protettivi".

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Fonte: Today.it

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