Coronavirus, possibile alternativa al tampone: si sperimenta il test della saliva

Un metodo meno invasivo del tampone faringeo per diagnosticare il Covid-19 arriva dall'America: si tratta di un test che parte dalla saliva.

Foto d'archivio

Una novità che arriva dall'America e che potrebbe permettere un notevole incremento delle persone che accedono regolarmente ai test per diagnosticare il Coronavirus. L'alternativa ai tamponi rinofaringei potrebbe essere - e il condizionale è d'obbligo - il test della saliva. 

Un metodo meno invasivo, ma ancora in fase di sperimentazione, per individuare i positivi. Gli Stati Uniti hanno già cominciato a provarlo: lo stato del nel New Jersey è stato il primo a partire. 

Come funziona e quali sono i vantaggi 

Secondo un primo studio (i cui risultati per ora sono parziali) il test della saliva sarebbe un’alternativa davvero interessante: oltre che meno invasivo, sarebbe anche utilissimo per gli operatori sanitari. Il campione di saliva si può infatti raccogliere autonomamente (come funziona per l'esame delle urine). In prospettiva, si potrebbero mettere in commercio dei kit monouso che le persone consegnerebbero personalmente ai laboratori di analisi.

Un'alternativa da prendere in considerazione, insomma, qualora fosse confermata la certezza dell'esame diagnostico. Sia per i lavoratori dei settori più a rischio, che dovranno essere testati spesso, e non è pensabile fare tamponi rinofaringei due volte a settimana. Ma pure per i cittadini: ricordiamo che in Lombardia il virus si è diffuso anche a causa dei tamponi mai fatti ai familiari dei malati, come pure a molti sintomatici.  

Più veloci da fare, ma meno da elaborare (ci vogliono 72 ore per i risultati), i test sulla saliva potrebbero trasformare la diagnosi di Covid-19. Se ce ne saranno in quantità sufficiente e se sarà possibile analizzarli da un numero adeguato di laboratori, i test salivari potrebbero alleviare le carenze diagnostiche che hanno ostacolato il contenimento della pandemia e offrire alle aziende un modo meno oneroso di vedere se i lavoratori sono infetti. "Poiché il test della saliva si basa su attrezzature ampiamente disponibili - nota il New York Times - offre anche la speranza di un'implementazione a livello nazionale senza incontrare i problemi di approvvigionamento che hanno riguardato i tamponi". La saliva viene immersa in un liquido che la conserva fino a quando non può essere analizzata.

Per il settore del turismo potrebbe essere la soluzione ideale 

Un novità  di rilievo anche per il settore del turismo: l'idea di sottoporre i turisti al test della saliva piace al presidente della Sardegna Christian Solinas, che ne ha parlato apertamente. "Il turismo è fondamentale per l'economia dell'isola perché rappresenta, insieme all'indotto, il 14% del nostro Pil. È chiaro - ha detto a SkyTg24 - che questa stagione non potrà essere come quelle che abbiamo conosciuto finora. Questa pandemia ha colpito tutto il mondo e in Sardegna, che ha il 99% di accessi internazionali per il suo turismo, deve essere un campanello di attenzione particolare nella disciplina di nuovi arrivi". 

Ma come fare per sapere con certezza se i turisti che arrivano sull'isola abbiano o meno il virus? "La prima ipotesi che avevamo formulato era quella di una sorta di passaporto sanitario, che consentisse a chi intende raggiungere la Sardegna di effettuare un test che non abbia più di sette giorni di anzianità nell'esecuzione, che certifichi la  condizione di negatività al coronavirus". Si è presto capito che non è una strada percorribile. "Questo al momento in Italia determina diverse criticità, mentre a livello internazionale si sta andando verso una  progressiva liberalizzazione di questi test, che da qui a breve potranno essere effettuati in tutti i laboratori. Stiamo osservando con attenzione assieme ai nostri tecnici anche lo sviluppo di test diagnostici che partono dalla saliva e quindi rendono più semplice certificare questa condizione - ha concluso - Qualora questo si perfezionasse, penseremmo di avere un accesso contingentato in questi termini, in maniera tale da connotare la Sardegna come luogo nel quale si può venire in totale sicurezza perché chi entra è certificatamente negativo''. 

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Fonte: Today.it

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