Rapporto tra numero d'abitanti e tamponi: i dati che incastrano la Regione

La fondazione Gimbe di Bologna lancia l’allarme: il numero di tamponi è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di testing necessaria nella Fase 2. Per tenere sotto controllo il virus servirebbero ogni giorno 250 tamponi ogni 100mila abitanti. In Lombardia la media è di 99.

Testare, isolare, curare. L’Oms lo ripete da mesi: per vedere rallentare le curve del contagio serve sottoporre al tampone il maggiore numero di persone possibili, anche quelle asintomatiche, e poi isolare quelle infette. Proprio il mancato controllo, i test mai eseguiti ai familiari dei malati, ma pure dei deceduti, per Coronavirus ha favorito il dilagare dell’epidemia in Lombardia. E le migliaia di famiglie bresciane che hanno vissuto sulla propria pelle l’emergenza Covid-19 lo sanno bene: nessun tampone, anche a chi aveva sintomi, nessun controllo. Un unico imperativo: stare a casa.

Una strategia che con la nuova fase di convivenza con il virus diventa facilmente applicabile. La maggior parte dei lombardi il 4 maggio ha riperso l’attività lavorativa, ovviamente senza essere sottoposta a test specifici. I numeri annunciati ogni giorno dai bollettini di Regione Lombardia induco a pensare che il numero dei tamponi sia aumentato. Ma è solo un'illusione e la fondazione Gimbe di Bologna lo spiega bene: 1/3 dei test in Italia sono ripetuti, cioè effettuati su persone a cui era già stato fatto il tampone.

Tamponi ripetuti

“Le raccomandazioni internazionali, le evidenze scientifiche e la disponibilità di reagenti confermano che nella Fase 2 serve una strategia di testing esteso - si legge in un report della Fondazione Gimbe - tuttavia ad oggi 1/3 dei tamponi sono di controllo e nelle ultime due settimane sono stati effettuati in media 59 test per 100.000 abitanti al giorno.”

Un numero decisamente non sufficiente, secondo gli esperti della fondazione Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze. Per tenere sotto controllo il virus servirebbero 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Ecco perchè la Fondazione “richiama le regioni a estendere il numero dei tamponi e chiede al governo di definire una soglia minima giornaliera di 250 test per 100.000 abitanti per evitare comportamenti opportunistici."
Schermata 2020-05-07 alle 17.38.09-2Secondo il Decreto del Ministero della Salute del 30 aprile scorso il compito di monitorare l'andamento epidemico della Covid-19 è affidato alle Regioni che - in base a 21 indicatori - dovranno valutare l'impatto delle progressive riaperture sul rischio sanitario correlato all'epidemia. In pratica il Governo potrà valutare nuove aperture solo se le singole Regioni condurranno un efficace monitoraggio della popolazione. Una considerazione importante per non dover ricorrere ad un nuovo lockdown nazionale necessario se i focolai non verranno contenuti in tempo. Il rischio è alto perché come dimostrano gli ultimi dati il rallentamento sul fronte di contagi non si è ancora stabilizzato.

Come spiega il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, il numero dei nuovi casi è influenzato dal numero dei tamponi eseguiti: "Ed è pertanto soggetto a possibili distorsioni". Un’analisi indipendente mostra come nei dati della protezione civile il numero dei tamponi tiene conto dei tamponi di controllo e non solo dei pazienti su cui viene effettuato il test. In sintesi dei 2.310.999 tamponi effettuati dall'inizio dell'epidemia circa un terzo sono tamponi ripetuti agli stessi pazienti.”

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La resistenza delle Regioni

I dati confermano la resistenza di alcune regioni ad estendere massivamente il numero di tamponi, in contrasto con raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e disponibilità di reagenti. In Lombardia, per esempio, vengono effettuati - secondo lo studio - 9.940 tamponi al giorno e ben il 53% sarebbero di controllo, cioè ripetuti su pazienti già risultati positivi. La media nazionale è di 88 tamponi per 100.000 abitanti/giorno con notevoli differenze regionali. Attualmente nessuna regione effettua più di 250 test al giorno per 100mila fiatanti, ma la provincia autonoma di Trento ci si avvicina (222), seguono la Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Bolzano, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Nella classe due (media tra i 100 e i 129) rientrano il Piemonte, l’Emilia Romagna, l’Umbria e la Liguria. Come detto in Lombardia, dove si registra la metà dei contagi nazionali, i tamponi diagnostici sono ancora davvero troppo pochi: la media è di 99  al giorno per 100mila abitanti.

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