Giovedì, 16 Settembre 2021
Coronavirus

Disabilità, ansia e depressione: l'odissea dopo il ricovero in terapia intensiva

Al Civile di Brescia un progetto di ricerca per studiare la sindrome "post-terapia intensiva"

In pochi escono dai reparti di terapia intensiva e per chi ce la fa la vita non è certo quella di prima. Le cicatrici lasciate dai giorni o dalle settimane passate a lottare per la vita in Rianimazione possono essere molto profonde. Le conseguenze sono molteplici e si manifestano a livello fisico, cognitivo e mentale. 

Considerato il notevole incremento di persone che - causa Covid - finiscono a lottare in letto di terapia intensiva, il Civile di Brescia ha dato vita a un progetto specifico per meglio definire la cosiddetta sindrome "post-terapia intensiva". La ricerca è sta avviata lo scorso aprile grazie alla collaborazione della fondazione Alessandra Bono che ha donato 300mila euro a tale scopo.

I pazienti dimessi, come ha spiegato il direttore della Rianimazione 2 e responsabile del progetto Nicola Latronico, sono infatti spesso soggetti a disabilità residue e complicanze, come la perdita di massa e forza muscolare, lo stress post traumatico, l'ansia e la depressione, oltre a disturbi che incidono su memoria e funzioni cognitive. Conseguenze che si manifestano anche nei pazienti più giovani, le cui cause sono ancora tutte da scoprire così come gli eventuali trattamenti specifici.

Il progetto avviato dal Civile permetterà di monitorare lo stato di salute dei pazienti dimessi - non solo di quelli che hanno avuto Covid - per almeno cinque anni. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Disabilità, ansia e depressione: l'odissea dopo il ricovero in terapia intensiva

BresciaToday è in caricamento