Coronavirus, ci sarà una seconda ondata? Cosa dicono virologi ed esperti

Da Roberto Cauda all'immunologo Bruce Beutler: cosa pensano clinici e studiosi della possibilità di una recrudescenza dell'epidemia in inverno

Sono ormai passati 4 mesi dai primi casi di Covid-19 in Italia, ma di certezze sul virus che ha terrorizzato il mondo ce se ne sono ancora davvero poche. Consociamo bene l’alto potere di contagio, la sua furia letale i danni che provoca ai polmoni, ma gli studiosi sono ancora divisi su una moltitudine di aspetti. Primo tra tutti quello che più interessa i cittadini: l’epidemia si avvia a un conclusione o ci sarà la tanto temuta seconda ondata?

Risposte certe per ora non ci sono e diversi esperti hanno espresso pareri diversi in merito alla questione. L’agenzia AdnKronos Salute ha interpellato ben 18 studiosi - virologi, epidemiologi e infettivologi.

Beutler: "La seconda ondata di contagi? Forse non ci sarà"

Tra di loro c'è anche il premio Nobel per la medicina Bruce Beutler. Secondo l’immunologo e genetista americano non ci sarebbe da preoccuparsi: "Nella maggior parte dei Paesi europei e degli Stati Uniti, sembra che il tasso di nuovi casi e il tasso di mortalità stiano gradualmente diminuendo, anche se le persone hanno iniziato a uscire di nuovo, a tornare al lavoro e a interagire di più. Insieme ai lockdown, i cambiamenti nel comportamento (distanziamento sociale, uso di mascherine) sembrano avere avuto effetti protettivi. La popolazione non è così vulnerabile come all'inizio, quando nessuna di queste misure era stata intrapresa. Questo è vero, anche se attualmente solo una piccola percentuale della popolazione è stata infettata. Ma tutto ciò mi porta a pensare che non ci sarà una seconda ondata" .

Roberto Cauda: "Il rischio di una seconda ondata dipende da noi"

Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore, avanza un’altra ipotesi: il virus potrebbe tornare, ma tutto dipende dai comportamenti della popolazione.

"Uno scienziato del calibro di Tony Fauci, il direttore del Niaid americano, ha detto che potrebbe esserci. Ma certo nessuno di noi ha la palla di vetro - afferma all'Adnkronos Salute Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore, che con Fauci ha collaborato nei primi anni '90 - Le ipotesi che facciamo derivano dalle esperienze di precedenti pandemie influenzali, come la Spagnola del 1918, ma era un virus diverso. Dunque non mi sento di fare previsioni. Nella malaugurata ipotesi che arrivi - aggiunge - penso però che non sarà grave come la prima ondata, non tanto perché il virus sia diventato più buono, ma perché lo conosciamo meglio e sappiamo più cose su come gestirlo. Vorrei dire però che il rischio di una seconda ondata dipende da noi, e da quanto sapremo rispettare le misure chiave per contrastare il virus".

Guido Silvestri: "Direi di sì, verso dicembre-gennaio prossimo".

È "possibile una recrudescenza" di Sars-CoV-2  anche per il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, che non esclude l'eventualità di una seconda ondata "in autunno, quando le condizioni meteo favoriranno la diffusione di questo virus che potrà nascondersi tra i casi delle varie forme respiratorie virali". Tuttavia, precisa l'esperto, "la previsione di una seconda ondata si basa sui comportamenti di virus pandemici del passato, che non è detto ci sia se manterremo una buona capacità di tracing dei focolai" come quelli che già si sono evidenziati per esempio all'Irccs San Raffaele Pisana di Roma e all'ospedale Niguarda di Milano.

Sulla stessa linea di pensiero anche il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, la seconda ondata è possibile: "Non lo sappiamo per certo, ma direi di sì, verso dicembre-gennaio prossimo".

Giorgio Palù: "Virus pandemici a trasmissione respiratoria tendono a tornare"

Per Giorgio Palù dell'università di Padova, la seconda ondata è probabile, "ma non ne siamo certi". "Nessuno lo sa con certezza e non mi aggiungo ai tanti divinatori che parlano in questi giorni" premette Palù. "Possiamo solo dire che questa è la prima pandemia di Coronavirus che l'umanità conosce, probabilmente i virus del raffreddore sono forme zoonotiche che si sono già stabilite nell'uomo, e per analogia con le pandemie influenzali del passato, la cui trasmissione cominciava di solito aprile, aveva uno stop in estate e tornava in autunno (la spagnola addirittura tornò ad agosto-settembre), possiamo affermare che c'è sempre un qualche ritorno dei virus pandemici a trasmissione respiratoria. Questo virus ha infettato oltre 7 milioni di persone riconosciute (ma ce ne saranno 5-6 volte di più) e potrebbe aver trovato il suo ospite naturale e rimane endogeno”. 

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Fonte: Today.it

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