Scuola e Covid: il calvario quotidiano di una mamma e del figlioletto autistico

Dal parcheggio riservato ai disabili occupato dagli altri genitori, all’impossibilità di accompagnare il figlio all’interno della struttura, al divieto imposto alle maestre di avvicinarsi a lui se ha una crisi autolesionista: gli stringenti protocolli adottati per l’emergenza covid da una scuola di Brescia stanno creando non poche difficoltà alla madre di un bimbo autistico

Da un mese deve tenere il figlio autistico in braccio e raggiungere, a piedi, il cancello della scuola elementare. L’istituto che frequenta il bimbo di 6 anni, situato nella zona di Via Cremona, ha scelto di aumentare gli accessi -portandoli a tre per evitare assembramenti -  ma uno di questi si affaccia proprio sugli unici due posti auto della zona riservati ai disabili:  “È impossibile parcheggiare dato che nell’area sostano centinaia di genitori con i relativi bambini, così devo lasciare la macchina dove capita e portare mio figlio in braccio fino all’ingresso designato per noi. Spesso non ho alternative, perché non vuole andare a scuola e se lo lasciassi camminare cercherebbe di scappare e di sfuggire al mio controllo.”

A nulla sarebbero servite le numerose email inviate dalla donna alla dirigente scolastica e all'ufficio scolastico territoriale per provare a trovare una soluzione: “Non ho mai ricevuto risposta e la scuola è cominciata da un mese.”

"Dignità calpestata"

Un rientro sui banchi, quello dello scorso settembre, complicato per tutti gli alunni, ancora di più per quelli disabili. “I provvedimenti per contenere il virus non sono a misura dei bambini che hanno delle problematiche come il mio: il suo benessere e la sua dignità non sono affatto tutelati e non vengono concesse deroghe o soluzioni ad hoc.”

Portata a termine l’impresa di raggiungere l’istituto, ci sono nuovi ostacoli da superare. A causa del regolamento adottato dalla scuola, la donna non può accompagnare Mattia (nome di fantasia) nell’atrio, ma lo deve lasciare proprio davanti al cancello: “Non posso fare nemmeno 5 metri per accompagnarlo all’interno della struttura, evitando delle brutte crisi. Ha passato 6 mesi recluso in casa e per lui ora è difficile accettare che deve andare a scuola ogni giorno, anche perché è il suo primo anno alle elementari e per lui è tutto nuovo: l’ambiente, le maestre, i compagni. Ogni mattina si dispera ed è capitato che si buttasse a terra e cominciasse a piangere e ad urlare: delle scene pazzesche, ma che si sarebbero anche potute evitare, se avessi avuto la possibilità di entrare con lui e rassicurarlo. Tutto davanti agli altri genitori, alcuni dei quali ci hanno guardato molto male. La nostra dignità è stata calpestata."

Una soluzione alternativa la mamma di Mattia l'aveva pure trovata, ma la scuola non concederebbe deroghe: "La neuropsichiatra e le terapiste che  seguono mio figlio si sono anche offerte di venire ad accompagnarlo a scuola qualche mattina per cercare di capire e risolvere il problema, ma la dirigente scolastica si è opposta. Mi hanno invece proposto una riduzione dell'orario scolastico per evitare che esca ed entri con gli altri alunni. Lo trovo assurdo: sarebbe mio figlio, ancora una volta, ad essere penalizzato."

"Se ha una crisi le maestre non possono toccarlo"

E poi ci sono le crisi di ansia e di agitazione di cui soffre Mattia e che spesso sfociano in autolesionismo: “Se si fa del male, le maestre - a causa dei protocolli Covid - non possono avvicinarsi per toccarlo e provare a calmarlo. E fino a lunedì 12 ottobre non aveva nemmeno un insegnate di sostegno, ma un’assistente ad personam”. 

Un mondo nuovo per Mattia e con il quale è difficile se non impossibile per lui comunicare. Perché le insegnanti non possono nemmeno accedere agli ausili digitali - una tabella comunicativa e un’agenda visiva - che servono al bimbo per facilitare l’interazione e le relazioni con gli altri.  
“Strumenti fondamentali per la sua serenità quotidiana a cui normalmente hanno accesso anche le maestre, ma quest’anno, a causa delle misure anti Covid, non possono toccarli.”

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E la mamma di Mattia non ha intenzione di arrendersi: “Continuerò a riempire di email le caselle postali di tutti gli uffici comunali interessati per ottenere risposte: non è possibile che non esistano deroghe per bimbi nella condizioni di mio figlio.”

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