Coronavirus Iseo

Nella Rsa morti 39 anziani: "A nessun è stato fatto il tampone. La Regione ha detto di riaprire"

Oltre il 30% degli ospiti è deceduto tra marzo e aprile, ma a nessuno di loro è stato fatto il tampone: i primi test nella Rsa di Iseo sono stati eseguiti solo durante la settimana di Pasqua. "Era dai primi di marzo che li chiedevamo, fossero stati eseguiti prima, forse si poteva evitare la strage", spiega il presidente Angelo Zinelli

Una vera e propria strage. Come buona parte delle case di riposo bresciane, anche la Rsa Cacciamatta di Iseo è stata colpita duramente dal Coronavirus. Circa il 34% degli ospiti sono morti dall'inizio dell'emergenza, ma è impossibile avere la certezza che i decessi (una quarantina) siano imputabili al Coronavirus. Del resto, fino a poco prima di Pasqua nessun tampone è stato fatto agli anziani residenti, come al personale della struttura, nonostante le numerose e continue richieste inoltrate all'Ats dal presidente Angelo Zinelli. Alla fine di febbraio gli ospiti erano 114, solo 75 di loro sono sopravvissuti.

Negli anni passati, qual era la media dei decessi?

"Abbiamo registrato circa il doppio dei decessi rispetto alla media, ma è un dato di massima: i nostri ospiti sono anziani fragili, spesso con diverse patologie e per loro anche una semplice influenza può essere fatale. Ci sono stati anni in cui la polmonite ha colpito duro e abbiamo avuto un tasso di mortalità alto, altri in cui era più basso. Non posso dire che i decessi avvenuti negli ultimi mesi siano causati dal Covid-19, perché nessun test per accertare la positività al virus è stato fatto prima o dopo la morte. Ma posso affermare che gli ospiti spirati negli ultimi giorni avevano il tampone negativo."

Da quando la Rsa è stata chiusa alle visite dei parenti?

"Il 22 di febbraio avevamo provveduto a vietare l'accesso ai parenti, ma abbiamo dovuto tornate sui nostri passi il 29, quando la Regione, tramite una circolare, ci ha inviato a riaprire con orari ridotti per far entrare un parente per ospite. Così è stato fino al 2 marzo: le visite avvenivano nello spazio comune e, prima di entrare, ai parenti veniva misurata la temperatura e chiesto se avessero sintomi riconducibili all'influenza, ma non erano obbligatorio che indossassero una mascherina."

Era possibile opporsi alla circolare della Regione e tenere chiuso? 

"Che io fossi d'accordo o meno quella era la disposizione e non potevo immaginare quello che è successo dopo. Noi adottiamo le misure che arrivano dalla Regione e da Ats, perché da sempre siamo soggetti alla loro vigilanza. Con il senno del poi, direi che è stata uno sbaglio la riapertura, ma allora nessuno poteva prevedere quello che è poi accaduto."

La Rsa era attrezzata per restare aperta ai parenti ed evitare il contagio degli ospiti?

"Non del tutto. Abbiamo utilizzato le precauzioni minime che avevamo: per fortuna non abbiamo avuto grossi problemi di approvvigionamento di mascherine e guanti, perché avevamo una nostra scorta."

C'erano attrezzature adeguate, mascherine, guanti, per tutto il personale medico?

"È evidente che nell'estrema emergenza siano stati privilegiati gli ospedali e le case di riposo sono state abbandonate a se stesse: ci siamo dovuti arrangiare in tutto per tutto, anche per dotarci dei Dpi e dei presidi. Grazie ai benefattori e alle donazioni ricevute siamo riusciti a reperirli. Non voglio accusare nessuno, ma è un dato oggettivo e inconfutabile: le Rsa sono state le ultime ad essere prese in considerazione."

Quando avete cominciato a capire che il virus poteva essersi diffuso tra gli ospiti?

"Già all'inizio di marzo qualche anziano manifestava i sintomi riconducibili al Covid-9 e abbiamo chiesto ad Ats di poter effettuare i tamponi. Ci è stato detto che i protocolli non prevedevano di sottoporre ai tamponi i residenti nelle Rsa, ma potevano essere effettuati solo a chi veniva ricoverato in ospedale. In totale autonomia abbiamo agito per cercare di limitare il contagio, isolando chi il nostro personale medico riteneva che manifestasse i sintomi del Coronavirus."

Quando sono arrivati i tamponi? Quanti ospiti sono stati contagiati?

"Dopo mille insistenze, la settimana di Pasqua tutti gli ospiti e il personale sono stati sottoposti ai test. Dei 75 anziani presenti, solo 6 sono risultati positivi: alcuni di loro erano pure asintomatici: sono stati isolati nell'ala creata appositamente."

E tra il personale, quanti sono i tamponi positivi?

"Rispetto alla media delle altre case di riposo siamo fortunati: dei 70 dipendenti solo 12 sono attualmente in malattia perché positivi al tampone."

Quanto ha influito il ritardo nell'effettuazione dei tamponi? 

"È difficile rispondere a questa domanda: qui abbiamo persone di una certa età che potevano avere lo stesso destino anche a causa di una semplice influenza. Non sono né un medico, né uno scienziato e non voglio accusare nessuno, ma una maggiore attenzione nei confronti delle Rsa avrebbe probabilmente ridotto il numero di decessi. Se si fosse cominciato prima ad effettuare i tamponi e un certo tipo di monitoraggio, forse si poteva evitare questa strage."

Nella delibera dell'8 marzo si chiede di ospitare malati Covid nelle Rsa, sono arrivati anche nella sua struttura? 

"Assolutamente no. Abbiamo anche obiettato, chiedono se a loro sembrasse normale negarci i tamponi e chiederci anche di ospitare persone con il Coronavirus, senza che peraltro noi avessimo la possibilità di isolarli in locali autonomi dalla struttura principale. "

Fontana ha detto che sono 15 in tutta la Lombardia, il numero è credibile?

"Può essere. A Brescia, che sappia io, solo la Residenza Vittoria ha accettato".

I Nas hanno perquisito la struttura?

"No, da noi non sono venuti i Nas, ma 10 giorni fa è arrivata l'unità di crisi di Ats che lavora in maniera parallela ai Nas. Ci è stato chiesto nel dettaglio di spiegare quali protocolli avessimo seguito. "
 

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