Strage nella casa di riposo: morti 33 anziani, è stato fatto un solo tampone

A Quinzano d'Oglio, 33 anziani degli 80 totali sono deceduti dall'inizio del mese. Ma solo a uno di loro è stato fatto il tampone. Personale dimezzato e possibili nuovi decessi: l'appello della Fondazione

Anziani nella Rsa Villa Giulio Padovani di Quinzano D'Oglio

Gli ospiti continuano a spegnersi. Uno dopo l'altro. Soli, nei rispettivi letti. Senza essere mai stati sottoposti ai tamponi o trasferiti in ospedale per essere curati. Per loro non c'è posto nei già sovraffollati nosocomi della provincia. È la cruda realtà quotidiana della Rsa Villa Giulio Padovani di Quinzano D'Oglio, gestita dell'omonima Fondazione. Una situazione drammaticamente simile a quella di altre case di riposo del Bresciano.

Dall'inizio del mese di marzo sono già deceduti 33 ospiti, su un totale di poco meno di 80. Tanto che il salone della struttura, dove solitamente si svolgevano attività e laboratori, è stato trasformato in una camera ardente. Solo una degli ospiti, la prima anziana morta in un ospedale della zona, rientra nei conteggi ufficiali forniti da Ats. Gli altri anziani non sono infatti mai stati sottoposti al tampone, nonostante le richieste inoltrate della direzione sanitaria.

"Le case di riposo sono state completamente dimenticate e in questa emergenza siamo stati trattati come pazienti e personale di serie B - fa sapere Iolanda Stanga, vicepresidente della struttura -. Capisco che gli ospedali siano importanti ma qui è una strage continua. La situazione è gravissima e siamo ancora in piena emergenza. I numeri sono pesantissimi e non rientrano nemmeno nelle statistiche ufficiali."

Degenti, ma anche personale dimezzato dal Coronavirus. Per ottenere i dispositivi di protezione individuale necessari per proteggere i dipendenti, ma pure gli ospiti, la struttura ha dovuto rivolgere un accorato appello al territorio: "Solo grazie alla generosità di privati e alla locale sezione della Protezione Civile siamo riusciti ad ottenere  guanti, mascherine e camici per affrontare l'emergenza. Ma primo o poi li finiremo: abbiamo ancora 40 ospiti e non vorrei che facessero la stessa drammatica fine degli altri, anche se la struttura è stata sanificata e prese tutte le misure. Non possiamo andare avanti così: ci serve sostegno", aggiunge Stanga sconsolata.

Anche il personale è stato dimezzato: "La scorsa settimana, finalmente, almeno i nostri dipendenti, circa 70, sono stati sottoposti al tampone - spiega ancora la vicepresidente -. Una quindicina sono positivi e quindi devono stare a casa. In più ce ne sono molti in malattia da diverse settimane. Chi è in servizio fa turni massacranti e c'è anche chi convive con il senso di colpa perché pensa di essere stato la causa dei contagi. Non essendo stati fatti i tamponi, le precauzioni fino ai primi di marzo erano poche. Forse se le nostre richieste iniziali fossero state accolte, e gli ospiti sottoposti ai tamponi, avremmo potuto intervenire tempestivamente cercando di isolare i positivi e contenere la diffusione del virus".

Servono i dispositivi di protezione, ma anche gli infermieri, soprattutto per il turno di notte. Per questo la casa di riposo sta avviando nuove assunzioni, a tempo determinato.

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Il grido d'aiuto è stato lanciato anche su Facebook: "Non accettiamo che un pezzo della nostra storia, una eredità fondamentale per le nostre e le future generazioni possa essere trattato come un cittadino di serie B. non vogliamo che il nostro lavoro possa passare in secondo piano. Questo è un appello accorato a tutte le autorità, ma prima di tutto al cuore di tutti, affinché ognuno nel proprio ruolo e per quello che rappresenta e con le proprie possibilità possa mettersi una mano sulla coscienza per continuare a sostenere la nostra attività e garantire la continuità dei nostri servizi."  A questo link le coordinate per sostenere la casa di riposo. 

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